C’è qualcosa di incredibilmente poetico nella visione di Lost for Words diretto da Hannah Papacek Harper, presentato al Biografilm Festival 2025, un documentario che esplora il legame tra linguaggio, natura e le sfide ambientali contemporanee, raccontando come le parole legate al mondo naturale stiano scomparendo dal nostro vocabolario collettivo, invitandoci a riscoprire la nostra connessione con la madre terra.
Il documentario è liberamente ispirato al pluripremiato libro illustrato The Lost Word di Robert MacFarlane e Jackie Morris, definito un "fenomeno culturale" dal Guardian, divulgato in molte scuole della Gran Bretagna per la sua natura di atto di resistenza gentile che ha ispirato molti pensatori creativi e intellettuali. Ogni parola perduta, cioè ogni nome comune della natura che dal 2007 è stato rimosso dall'Oxford Youth Dictionary, viene riportata in vita attraverso i vibranti “incantesimi” di Robert Macfarlane, pensati per essere declamati, al pari di poesie, ad alta voce per evocare queste parole, simili a creature, nel profondo dell’anima.
Con una estetica che ricorda la magnificenza della natura catturata nei documentari della BBC Earth, un team di quattro donne guidate dalla regista e dalla direttrice della fotografia Tess Marechal ha viaggiato per il Regno Unito raccogliendo immagini e registrando suoni tramite geofoni, idrofoni e sistemi di registrazione immersiva curati da Julie Marechal, ingegnere del suono, e Heather Andrews, sound designer.
La regista, una videomaker sperimentale di origini australiane che da tempo ha stretto un profondo legame con l’ecologia attivando collaborazioni creative su questo tema, ha dichiarato che col suo primo lungometraggio voleva realizzare “un film scientifico con un cuore artistico, che ci invita attivamente a esplorare e rimodellare il nostro punto di vista antropocentrico in un viaggio (…) dove il team ha incontrato artisti, scienziati, bambini, anziani e persone di ogni tipo. Le loro parole e la loro filosofia si muovono organicamente attraverso le quattro stagioni, ognuna con i propri colori, suoni e sensazioni”.
Lost for Words è nato dal desiderio di accogliere e sentire la natura in modo più profondo, ritrovando quella meraviglia infantile che può rendere sorprendente l’attivismo ecologico, attraverso un approccio al contempo scientifico artistico e filosofico.
Il film si apre con un'ode a un elemento: un seme, la ghianda, una delle parole scomparse dal dizionario per bambini, facendo iniziare il viaggio con l’autunno e i suoi colori decadenti rame, marrone, rosso, giallo e con protagonisti anziani nelle case di cura che cercano di ricordare il loro rapporto con la natura.
L'inverno con i suoi paesaggi innevati e i suoi toni blu, bianchi e grigi, è un momento per parlare del senso di assenza, una profonda riflessione sul concetto di perdita affidata al silenzio e ai suoni spettacolari della natura, a cui si alterna subito dopo la luminosa primavera, con l’esplosione degli alberi in fiore. Giunge infine l’invincibile estate, con la potenza della vita al suo massimo e un interrogativo su come possiamo cambiare la nostra prospettiva antropocentrica sul mondo.
Dal 2019 Hannah Papacek Harper collabora con Retroviseur Production per la realizzazione del documentario, ed il suo progetto immersivo Geopolitics è stato selezionato per gli Sheffield AR Talent e gli IDFA DocLab forums nel 2023.