“La cinefilia, così come la lingua persiana, ha influenzato il mio modo di fare cinema”. Asghar Farhadi esordisce così durante la lezione di cinema che ha tenuto al Cinema Ritrovato 2025.
Per il giovane Farhadi, il cinema italiano era il modello da raggiungere, e uno dei complimenti più grandi che poteva ricevere era: “il tuo film sembra un film italiano”. L’amore del regista iraniano per Vittorio De Sica è stato esplicitato attraverso il riferimento ad alcuni dei titoli che maggiormente hanno influenzato il suo cinema: Il tetto e Ladri di biciclette su tutti.
Non è soltanto il regista di Una separazione ad essere fortemente connesso al cinema italiano, anche gran parte della Nouvelle Vague iraniana, che ha dato vigore negli anni Settanta al cinema persiano, ha preso la nostra cinematografia come punto di riferimento.
Farhadi cita i nomi di Dariush Mehrjui, assassinato a Teheran nel 2023, e di Bahram Beyzai, entrambi presenti nel programma del festival all’interno della sezione Cinemalibero, il primo con il film Postchi, il secondo con il mediometraggio felliniano Safar.
Durante la conversazione, non è stato affrontato soltanto l’amore per la settima arte. Il regista ha raccontato come nei suoi film sia centrale la “drammaturgia” più che il “simbolo”, perché per lui è fondamentale raggiugere, attraverso il racconto, il maggior numero di persone possibile.
Oltre alla cinefilia, anche il linguaggio è alla base delle ispirazioni per la realizzazione dei suoi film. Il persiano è una lingua priva di distinzione di genere, fa notare il regista, ed è estremamente ricca, con molteplici termini per definire il medesimo oggetto.
Questo poetico aspetto della lingua farsi convive con l’intrinseca malinconia della cultura iraniana, creando un connubio estremamente affascinante che è parte inestricabile della forza del cinema iraniano.
Successivamente Farhadi si è lasciato andare al ricordo affettuoso di uno dei maestri del cinema iraniano: Abbas Kiarostami. Uno dei tratti distintivi del regista scomparso nel 2016 era quello di non salutare mai, dato che non gli piacevano gli addii, racconta Farhadi, sottolineando come il suo cinema ringiovanisse sempre più e come film dopo film non abbia mai smesso di stupire.
Infine, Farhadi ha raccontato alcune condizioni produttive imposte in Iran, come l’impossibilità di realizzare film con donne prive dell’hijab. In futuro, ha affermato, gli piacerebbe poter girare un film iraniano con donne scoperte dal velo, ma al momento si tratta di un desiderio non realizzabile. Per questo ha deciso di girare film lontano da Teheran, come lo spagnolo Tutti lo sanno (2018) e come il suo prossimo progetto, che realizzerà in Francia.