Quale categoria sociale del presente è più affine al mito del vampiro se non quella dei grandi imprenditori, degli avidi accaparratori proprietari delle multinazionali, ossessionati dal denaro e dal potere che spolpano senza pietà il tessuto sociale? Sarà dunque venuto naturale a Corrado Farina associare queste due figure in Hanno cambiato faccia, il suo primo lungometraggio realizzato nel 1971, in pieno furore sessantottino. Il racconto grottesco è una parodia del Dracula di Bram Stoker adattata al mondo contemporaneo, con il terribile conte nei panni di un arcigno imprenditore allocato in mezzo ai declivi delle Langhe e interpretato da un glaciale Adolfo Celi.
Tutto ha inizio quando l’ingenuo Alberto Valli, umile impiegato di un’azienda automobilistica, viene convocato ai piani alti del grande grattacielo di Torino in cui lavora. Lo accolgono, piano dopo piano, una serie di dirigenti fino ad arrivare al presidente in persona che lo spedisce subito dal megaproprietario dell’azienda, il misterioso Giovanni Nosferatu. Allora il giovane disegnatore salta in auto e parte, giungendo, alla fine, in uno squallido paesino avvolto dalla nebbia dove si scontra subito con una popolazione stranamente apatica e muta.
Per caso incontra Laura (Francesca Modigliani), una strana donna seminuda che chiede un passaggio al nostro protagonista. Insieme riescono ad arrivare alla villa diroccata dell’ingegner Nosferatu, protetta da un esercito di piloti a cavallo di 500 bianche che vanno in giro per il giardino come sentinelle. In questo luogo austero Alberto andrà incontro al suo destino scritto (e documentato) fin dalla sua nascita.
L’incubo neoliberista è incarnato dal Nosferatu di Adolfo Celi, che non si nutre più di sangue umano come nella mitologia originaria, ma della vitalità stessa, della libera creatività degli individui riducendoli a consumatori. Il vampiro ha cambiato faccia. È ancora immortale, contemporaneamente entità materiale e gassosa, ma, mentre prima con il favore delle tenebre si insinuava nelle stanze delle giovani fanciulle, ora sguscia, come un’ombra, tra le nubi dense del capitale finanziario, invisibile come un virus. Dal sangue di poche sparute vittime è passato a quello del mondo intero.
Il denaro è potere economico, ma anche uno strumento di controllo politico in grado di plasmare le coscienze, di imporre una sovrastruttura ideologica alle masse e di condizionarne i comportamenti, finanche i desideri. Il Nosferatu di Farina conosce perfettamente il funzionamento della psiche umana, i suoi meccanismi e le sue debolezze e sa sfruttarli a suo piacimento attraverso le aziende, i capi di stato e i ministri che controlla come un ragno al centro di un’articolata tela. Così piega la psiche collettiva a suo piacimento, la manipola con gli ideali e i modelli costruiti dai film, dagli spot pubblicitari, insinuando nelle sue profondità decisioni provenienti dall’esterno. “Per fare questo la pietra filosofale è la tecnologia” dice a un certo punto l’ingegnere.
E sfortunatamente, a cinquant’anni di distanza dal film, si può dire che la battaglia per il controllo della tecnologia l’hanno vinta proprio gli uomini come lui, riuscendo ad accedere con le loro suggestioni fin nelle nostre camere da letto, invadendo ogni istante della nostra intimità. Ogni barriera tra i desideri reali e quelli imposti si è dissolta rendendone impossibile la distinzione.
Ironico e dissacrante, Hanno cambiato faccia è una complessa e raffinata struttura che decostruisce il potere neoliberista e ne espone i meccanismi attraverso trovate divertenti. All’interno della villa riecheggiano slogan ripetuti come mantra provenienti da chissà dove: “uomini: li obblighi a lavorare e ti dicono grazie”, “come coltivare l’ottimismo”, “pubblicità e sesso”, “la futura occupazione di tutti i bambini è di essere consumatori specializzati”. Gli oggetti della casa attivano degli spot pubblicitari non appena vengono utilizzati, come le poltrone che millantano la capacità di far suicidare le termiti, o l’additivo dell’acqua della doccia che rende la pelle tonica e causa eccitamento.
Tutto ci porta in un’unica direzione, ovvero che l’economia di mercato si pone come obiettivo quello di vampirizzare desideri, di sostituire le umane pulsioni con necessità materiali per alimentare il profitto. E, anzi, tende alla repressione totale per gli impulsi perché come rivela lo stesso Nosferatu citando Freud, “sono un’inutile spreco di energia”, non aiutano la produttività, anzi bisogna incanalarli nell’unica direzione possibile: il profitto ad ogni costo.
Nonostante le ristrettezze del budget con Hanno cambiato faccia Corrado Farina ha realizzato un film di una sottile e mai banale ironia, capace di leggere con spietata lucidità un momento storico di lotte. Non è un caso che il film si concluda con una frase tratta dal saggio più pessimista di Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione: “il terrore, oggi, si chiama tecnologia”.