Seguendo le forme di un minimalismo poetico che giunge al suo un pieno compimento, Jim Jarmusch, esponente di spicco del cinema indie americano, realizza in Father Mother Sister Brother un trittico profondamente piacevole sul tema della famiglia, il cui stile è attentamente costruito inquadratura dopo inquadratura per consentire una sedimentazione di piccoli dettagli, per sua stessa ammissione, quasi come fiori disposti con cura in tre delicate composizioni. La macchina da presa osserva attentamente i protagonisti sospendendo il giudizio e cerca di creare con leggerezza un mondo che non sia incentrato su personaggi specifici o sulla loro personale visione del mondo.

Nonostante il film possa vantare un cast stellare che tra gli altri comprende Adam Driver, Cate Blanchett, Tom Waits, Charlotte Rampling e Indya Moore, non c'è un personaggio principale che definisce la narrazione, l’equilibrio tra le parti è ambiziosamente ricercato e può sfociare in un cinema puro. Realizzato col prezioso contributo dei direttori della fotografia Frederick Elmes e Yorick Le Saux e di Alfonso Gonçalves al montaggio, il film presentato alla 82sima edizione del Festival del Cinema di Venezia si basa sulla sceneggiatura originale scritta dallo stesso Jarmusch in meno di tre settimane.

Si tratta di un lavoro che ci svela, con uno sguardo delicato, come interagiamo con le persone che non abbiamo scelto di avere nella nostra vita, ma che si spera di riuscire comunque ad amare. Spesso i rapporti tra consanguinei nei film sono tumultuosi o eccessivamente sentimentali: Jarmusch riesce a inscenare una sobrietà in cui, con un colpo da maestro, persino il silenzio tra i membri di una famiglia può essere pieno di vita, conferendovi un ritmo quasi comico, come si assistesse piuttosto una conversazione piena di battute esilaranti.

Il film è diviso in tre episodi (apparentemente) indipendenti, con eventi che si svolgono parallelamente in tre diverse parti del mondo: Father nelle campagne a Nord Est degli Stati Uniti, Mother a Dublino e Sister Brother a Parigi. Si parte dagli Stati Uniti, nel New Jersey, in cui un padre (Tom Waits, in stato di grazia) e i due figli (di cui uno è interpretato da Adam Driver), si ritrovano per un breve incontro e iniziano una conversazione surreale in cui nessuno sembra davvero conoscere l’altro.

Segue Dublino dove una madre algida (Charlotte Rampling) attende le due figlie per l’unico incontro annuale in cui si vedono: un afternoon tea in pieno stile borghese a cui Lilith, una influencer alternativa (Vicky Krieps) e Timothea (Cate Blanchett), donna in carriera ma repressa, non possono sottrarsi. La terza parte, ambientata a Parigi riprende la tenerezza dell’incontro di due gemelli che piangono i genitori scomparsi prematuramente in un incidente ma scoprono anche, con una strana gioia, che li conoscevano appena.

Ognuno dei tre segmenti si svolge in parte durante viaggi in auto e presenta almeno un momento in cui i personaggi sorseggiano bevande calde o cercano di brindare chiedendosi se è il modo giusto per farlo. I frammenti di coincidenza che ricorrono in ogni episodio - gli skateboarder al rallentatore, metafora di libertà, l’orologio Rolex che potrebbe essere falso, la frase in slang inglese Bob is your uncle- creano quel tessuto connettivo necessario tra le tre parti, per farle funzionare coralmente.

Ma creano anche la piacevole impressione, di stare osservando vite enormemente diverse per nazionalità e classe sociale, eppure curiosamente in sintonia nei più piccoli, armoniosi dettagli.