Ci sono due sequenze nodali, sul piano tecnico-stilistico, atte a comprendere veramente la funzione di Celebrity all’interno della filmografia alleniana.

La prima si svolge in una stanza d’albergo e si apre bruscamente con una coppia che litiga. Un giovane divo cocainomane interpretato da Leonardo Di Caprio sta malmenando e insultando una ragazza. La scena viene ripresa in campo medio con una certa mobilità nervosa della macchina da presa, che segue il personaggio di Di Caprio sottolineandone la sua violenta isteria.

La seconda ci mostra una lezione di sesso che culmina con una simulazione di fellatio applicata a una banana. La neo divorziata interpretata da Judy Davis viene inquadrata con un primo piano mentre racconta, gesticolando nervosamente, le proprie frustrazioni sessuali e la macchina da presa, in long take, si sposta ogni tanto verso sinistra per inquadrare l’interlocutrice.

Allen ci ha spesso abituati a movimenti di macchina precisi e ariosi, i famosi carrelli che seguono lateralmente i personaggi che si muovono sulle strade newyorkesi, ma c’è anche un Allen più acido, che sottolinea con sarcasmo livido una contemporaneità culturalmente svuotata e in crisi ideologica, e in alcuni di questi casi cambia anche il suo modo di utilizzare la macchina da presa.

Mariti e mogli si apre con quattro persone che dialogano in un appartamento e la macchina da presa si muove nervosamente seguendo i personaggi. Celebrity segue l’autodistruttivo Harry a pezzi e in qualche modo ne esacerba ulteriormente lo stile nevrotico e la volgarità intellettuale. Quasi un punto di non ritorno del suo versante più cinico. DiCaprio interpreta, all’apice del suo successo, la caricatura di un divo narcisista e folle, mentre Judy Davis, come alter ego femminile di Allen, riproduce l’ossessione dell’autore per la pratica del sesso orale già presente in Deconstructing Harry.

La macchina da presa talvolta segue fisicamente la nevrosi dei personaggi, oppure si pone frontalmente osservandone la performance isterica. Celebrity è un opera caotica e costruita come una polifonia attoriale, per certi versi il film più altmaniano di Allen, ma al tempo stesso uno dei suoi lavori più dichiaratamente europei.

C’è in primis il Fellini de La dolce vita che spunta fuori tra un vernissage e un party alcolico e c’è anche un omaggio al cinema di Nikos Papatakis, descritto con feroce ironia come “uno stronzo che gira film in bianco e nero”. Questa velenosa commedia sulla vacuità e il cinismo dello star system galleggia nel bianconero luminoso e a tratti accecante del bergmaniano  Sven Nykvist, già collaboratore di Allen dai tempi di Un’altra donna.

Le tonalità di grigi e bianchi impiegati da Nykvist sono lontane da quelle malinconicamente romantiche di Gordon Willis che illuminano Manhattan e Broadway Danny Rose e persino dai chiaroscuri espressionisti di Carlo Di Palma presenti in Ombre e nebbia.

Con Celebrity Allen non mette più in scena sé stesso psicanalizzandosi dall’interno (come in Harry a pezzi), ma utilizza Kenneth Branagh come osservatore esterno (oltre che suo alter ego), quasi come il Marcello de La dolce vita. Quello di Branagh/Allen è uno sguardo che tradisce confusione, ansia e smarrimento (dietro la venefica patina comica) e la scritta fumosa nel cielo: HELP (in sostituzione all’ologramma materno di Edipo relitto) che apre e chiude il film testimonia una richiesta d’aiuto priva di risposta.