Tsui Man-kong, meglio noto con lo pseudonimo di Tsui Hark, è probabilmente il più grande regista d’azione vivente. A metà degli anni Novanta il suo talento aveva già raggiunto l’occidente, prevalentemente con A Better Tomorrow III e la saga di arti marziali Once Upon a Time in China.
Con The Blade Tsui dà un’ulteriore prova di maestria, questa volta cimentandosi col genere wuxia. Il protagonista è Ding-on, operaio in una fonderia specializzata in lame, in un immaginario villaggio della Cina feudale. Dopo aver scoperto che suo padre era un guerriero e che venne ucciso da un famoso brigante, Ding-on si mette a caccia dell’omicida, nonostante perda un braccio durante un’aggressione.
Tsui aveva prodotto pochi anni prima il remake di un celebre wuxia del passato (New Dragon Gate Inn, di Raymond Lee Wai Man) e anche The Blade è il rimaneggiamento di Mantieni l’odio per la tua vendetta (di Chang Cheh, 1967). Il classico di Chang aveva rivoluzionato il genere di cappa e spada, rendendo al contempo lo Studio Shaw il produttore più importante di Hong Kong e inaugurando la prolifica serie di film dedicati allo spadaccino con un braccio solo.
Tsui non rivoluziona proprio niente, al contrario rinsalda la grande tradizione Shaw e si pone come un abile demiurgo dalle grandi doti tecniche. In poco più di un’ora e mezza si susseguono moltissimi dei topoi narrativi del wuxia (la vendetta dei famigliari, l’addestramento con la spada per creare un nuovo stile di combattimento) così come una moltitudine di ambientazioni, che spaziano dal postribolo di periferia al deserto.
Ci sono poi sequenze disperatamente cupe, ma anche personaggi dal design carnevalesco da b-movie, timidi abbozzi di tensione sessuale e sangue a valanghe. La scrittura dei personaggi è infantile e certe sequenze al limite dell’idiota – su tutte quella in cui Ding-on diventa un abile spadaccino in un minuto di lettura di un libro bruciato – proprio come si usava in quel cinema di genere da cui The Blade attinge.
Nonostante diverse citazioni al wuxia classico, la più evidente a La ghigliottina volante, The Blade curiosamente non ricorre a fili invisibili per far combattere i personaggi a mezz’aria. Forse un tentativo per ottenere maggiore realismo, o più probabilmente un gioco degli autori, che ancorano a terra i propri spadaccini per permettere al cattivo di vantarsi di saper volare.
Il cuore del wuxia sta nell’adrenalina, nella coreografia dei combattimenti e nell’intensità degli attori, tutti ambiti in cui Tsui non ha nulla da invidiare a nessuno. Vincent Zhao Wenzhuo e Xiong Xinxin (rispettivamente l’attore protagonista e il villain) sono fenomenali nei rispettivi ruoli, rendendo credibili movimenti innaturali quando non assurdi.
La regia di Tsui si appoggia a un montaggio serrato senza rinunciare all’intelligibiltà dello spazio né all’espressività dei volti, elevando un’opera accessibile ed entusiasmante a capolavoro del cinema d’azione.