Gerard Damiano è stato la punta di diamante dell’epoca d’oro del cinema porno statunitense, un autore imprescindibile, capace di mescolare l’hardcore con qualsiasi genere con risultati sorprendenti. Tra le sue varie sperimentazioni e guizzi di genio degli anni Settanta, il regista statunitense dirige anche la commedia musicale Let My Puppets Come, a mani basse uno dei suoi film più stupidi.

Il titolo si rifà al coevo musical sessualmente esplicito Let My People Come e, come suggerisce, i protagonisti dell’opera sono pupazzi antropomorfi: uomini d’affari in crisi che decidono di improvvisarsi produttori pornografici per restituire un’importante somma di denaro alla malavita. La trama è esile e procede per scenette comiche debolmente collegate fra loro, tutte sessualmente esplicite benché ad avere rapporti siano solo i pupazzi. Oltre a quello dello stesso Damiano, ci sono anche diversi camei di noti attori e attrici porno, tra cui Viju Krem e Penny Nicholls.

Il sesso non è neanche vagamente l’elemento più importante del film, fornisce semplicemente il materiale di partenza per battute trash. Il tenore dell’umorismo proposto si può evincere già dai nomi dei personaggi nei titoli di testa (Peter E. Rection, Connie Lingus, ecc…) e più che divertire fa simpatia. Rispetto ai suoi lavori precedenti, Damiano vira vigorosamente verso un cinema che non gli compete appieno, quelllo puramente scanzonato di Russ Meyer o dei primi softcore di Herschell Gordon Lewis.

Certamente non il suo film artisticamente più riuscito, nondimeno il porno è potenzialmente anche grettezza e immediatezza, come qualsiasi altro genere d’intrattenimento leggero. Il bello di cretinate trash come Let My Puppets Come è anche autoironizzare, spostare da un lato l’asticella del ridicolo e dall’altro mettere in discussione la presunta serietà altrui. Per quanto possano essere stupide le gag e le canzoni proposte (e si impegnano ad esserlo) non lo sono in fondo più di musical hollywoodiani che hanno fatto la storia.

Facciamoci trascinare nel gioco di Damiano: sinceramente sono più demenziali sequenze in cui pupazzi si dedicano al sesso orale, o sequenze in cui gang rivali nei quartieri malfamati di New York si sfidano a colpi di balletti? Certamente a nessun normodotato verrebbe in mente di candidare Let My Puppets Come a undici Oscar, né di girarne un remake sessant’anni dopo…