Il 15 gennaio 1551 il cardinale du Bellay affida a François Rabelais la parrocchia di Saint Martin a Meudon, un paesino alla periferia di Parigi. Non ci andrà mai a vivere, ma non importa. Circa quattrocento anni più tardi, Luis-Ferdinand Céline, a polemiche non ancora sopite, torna a vivere in Francia e si stabilisce a Meudon fino alla sua morte, l'1 luglio 1961. Passano 16 giorni e al castello di Meudon sbarca Robert Bresson con la sua troupe per girare Processo a Giovanna d'Arco. Ci resterà fino al 25 settembre di quell'anno.
Naturalmente tutte queste notizie non hanno nulla a che vedere con la decisione di Aldo Tassone (Valgrana, CN, 1938 – Meudon, 29 dicembre 2025) di andare a passare proprio a Meudon i suoi ultimi anni di vita. Del resto lui era uno che non aveva bisogno di scuse particolari per andare a vivere in Francia. A parte una moglie francese, Françoise Peri, Tassone può essere tranquillamente definito il maggior esperto italiano di cinema francese.
Ne fanno fede, oltre a varie pubblicazioni, quegli oltre vent'anni passati a dirigere (assieme a Peri) la manifestazione fiorentina “France cinéma” che resterà nella memoria non solo per le personali (Resnais, Melville, naturalmente Bresson ecc..) ma anche per i suoi cataloghi che, lungi dall'essere banali materiali di corredo, sono delle vere e proprie imprese editoriali.
A parte i francesi (e a parte Kurosawa), Tassone coltiva un'altra grande passione di tutta una vita: Federico Fellini. Complice Ennio Flaiano, s'imbuca sul set del Satyricon e da quel momento non si schioda più. Avrà per tutti i film successivi libero accesso ai set e libertà d'intervistare il regista (con cui allaccia una vera e propria amicizia) ogni volta che vuole. Non stupirà allora sapere che proprio a Federico abbia dedicato il suo ultimo lavoro, 23 e ½ (2020). Una “sciocchezza” di 880 pagine che solo la Cineteca di Bologna poteva avere l'imprudenza di pubblicare.
In quanto alle interviste, quello era il suo punto debole, la sua droga, il suo modus operandi, la sua ragione di vivere. Ne avrà fatte, lungo la carriera, più di 500. Tra le sue carte, conservate ora dalla Biblioteca “Renzo Renzi”, si trova di tutto: sbobinature sporche, versioni ripulite, ma pesantemente corrette a mano, testi definitivi. La cura meticolosa con cui arrivava al prodotto finale è testimoniata dalla sua pratica di taglia e incolla.
Noi, con i computer, siamo abituati a pensare al cut and paste, come a una pratica sfuggente (a volte anche disastrosa negli esiti) e immateriale. Tassone ritagliava i pezzi “buoni” dell'intervista, quelli che sarebbero andati poi in stampa, e li congiungeva con lo scotch. Il passare del tempo (e il seccarsi del nastro adesivo) fanno sì che consultare le sue carte equivalga a impegnarsi in un'operazione da fare con le mani della festa. Quasi uno si trovasse a maneggiare un qualche incunabolo, il lavoro certosino di un chierico medievale.
Con molti degli intervistati Tassone ha sviluppato nel corso degli anni una sincera amicizia (Fellini, Resnais, Sautet ecc...), con altri i rapporti sono stati più tiepidi, come con Godard. (Ma chi aveva buoni rapporti con Godard?) (Nessuno, neppure Truffaut.) Solo una volta gli è andata male. Tra le sue carte si trova un fax di Chris Marker datato 20 febbraio 2002. Tassone in quell'anno stava realizzando per “France cinéma” una retrospettiva sulla Nouvelle Vague. Probabilmente aveva spedito a Marker e ad altri una lista di domande. Rispondono in 45, come si evince dal catalogo del festival di quell'anno e dalla versione francese che uscirà poi in volume col titolo Que reste-t-il de la Nouvelle Vague? (Stock, 2003).
Rispondono in 45, ma non Marker che, con grande cortesia, gli fa notare che per rispondere alla sue domande ci vorrebbe troppo tempo e che in più lui non ha mai provato alcun interesse per le storie dei clan e delle tribù. E poi, dût cela vous étonner, a me il cinema interessa davvero poco. Se mi sono legato a gente come Kurosawa o Tarkovskj è stato perché erano delle persone straordinarie e dei grandi artisti. “Qu'ils fussent au surplus cinéastes n'était que bagatelle contingente”.
Marker-Tassone 1 a 0. Ma è stata la sua unica sconfitta.