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“L’ape regina” e il compendio feroce sul familismo amorale

E proprio in un “disastro piuttosto comico” potremmo dire che si evolvono le nozze e la vita di Alfonso/Ugo Tognazzi con Regina/Marina Vlady in questo film, che rientra appieno nel canone della commedia all’italiana per la tematica scelta (la famiglia tradizionale, il matrimonio) affrontata da una prospettiva ammiccante ad un sentimento (diffuso tra la popolazione maschile del tempo…e non solo) di miseria coniugale, di un impegno famigliare subito dal maschio con rassegnazione.  L’ape regina è infatti un compendio feroce ed esilarante dei peggiori topoi sulla famiglia tradizionale italiana, con un accento asprigno posto sull’influsso della religiosità cattolica all’interno del talamo coniugale, e una strizzata d’occhio all’imminente (auspicata) emancipazione sessuale.

Due o tre cose che so di lei: dialogo con Marina Vlady al Cinema Ritrovato 2018

Tra un Godard perduto e ritrovato – e alla fine rifiutato – e la fascinazione esercitata da Marlon Brando sulla piccola Vlady, ci si domanda come possano essere stati possibili tutti questi amori, ma la risposta dell’attrice è magnetica, unica, squisitamente francese: “C’est la vie”. Leggera e disinibita, la divoratrice Ape regina fa inoltre parte di quel manipolo di attrici che nel 1971 firmarono un manifesto a favore dell’aborto: artista, scrittrice e inamovibile femminista, Marina Vlady, improvvisando negli sguardi, nelle risate e nel pianto, ha recitato la gioventù, la grazia e l’ambiguità, affermandosi come una delle più iconiche e seducenti personalità artistiche del panorama internazionale, dagli anni ’50 ad oggi.