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“È l’ultima battuta?” – Storia di loro due… e di molti di noi

Sebbene Bradley Cooper sia soltanto alla terza opera come regista, è già possibile tracciare un fil rouge che lega questo terzetto di pellicole distinte, composto da un singing movie (A Star Is Born), un biopic (Maestro) e una comedy of remarriage (È l’ultima battuta?). In tutte c’è un tentativo di scandaglio della vita di coppia, di comprendere quell’alchimia che sorge, s’instaura e s’incrina tra un lui e una lei, divenendo appunto pivotale in questa sua ultima opera.

“Maestro” tra biopic e storia di un matrimonio

Più intento a essere non banale che davvero originale, Maestro non è quindi la storia di un grande musicista – delle cui creazioni è infuso tutto il film, senza ci venga detto nulla del loro processo creativo – ma la storia di un matrimonio: sviluppare un biopic attorno alla sfera privata è una tendenza dominante del cinema contemporaneo e, non a caso, perfettamente mimetica della celebrity culture odierna, del modo in cui i famosi si raccontano ai comuni mortali su Instagram.

“A Star Is Born” e la storia che si ripete

Se, come si afferma nel film, “la musica è fatta da 12 note, è il modo in cui vengono usate per dire qualcosa a fare la differenza”, viene da chiedersi in che cosa il debutto cinematografico di Bradley Cooper dietro la macchina da presa faccia la differenza rispetto ai suoi predecessori (William Wellman – 1937, George Cukor – 1954 , Frank Pierson – 1976), oltre al mero aggiornamento coreografico e di stile musicale. Ci si chiede, insomma, quale lettura ci offra del presente. Cosa ci vuol dire A Star Is Born, oltre ad invitarci a credere nei propri sogni e a ricordarci che con impegno, talento e fortuna si possono raggiungere tutti gli obiettivi? Perché questo messaggio non è particolarmente innovativo (se lo sente dire peraltro anche il protagonista di Erom, film di Yaron Shani anch’esso presentato a Venezia 75).