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“Memorie di un assassino” sulle tracce di Bong Joon-ho
Non ancora così high-concept, il Bong di Memories Of Murder (assieme a quello pluripremiato del monster movie Host, 2006) rischia paradossalmente di restare il più universale, regista già maturo e maniacale alle prese con una sceneggiatura meno schematica che in futuro, capace di lasciar “respirare” la sua messa in scena in larghi, morbidi cerchi concentrici che scavano solchi profondi e quasi metafisici di buio e smarrimento.
Bong Joon-Ho e l’eredità di “Il silenzio degli innocenti”
Non stupisce che un autore così politico e attento al racconto della stratificazione sociale come Bong Joon-Ho possa aver trovato un film-faro in Il silenzio degli innocenti, citato e rielaborato con tale insistenza da dare la sensazione di potervi ricondurre gran parte della sua opera come a una matrice originaria. Se quasi subito non sembrò casuale la scelta di inserirsi con Memories Of Murder (2003) proprio nel filone serial killer inaugurato dal film di Demme (per arrivare al limite del calco nella sequenza dell’autopsia, col rinvenimento di un corpo estraneo in un orifizio della ragazza assassinata) da allora il debito si è rinnovato film dopo film, informando molti dei principali tòpoi del cinema del sudcoreano.