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“Bellissima”, la Mamma di Roma
Ad essere messo in crisi non è solo il cinema in quanto tale, ma i nobili ideali del neorealismo italiano da cui, non a caso, Visconti si è sempre smarcato, per mettere in evidenza la natura illusoria e artificiosa del mezzo cinematografico e l’impossibilità di prescindere da una messa in scena del reale. Al cinema, sembra dirci Visconti, si devono poter raccogliere le fragole, anche quando non ci sono, come la bambina intenta ad eseguire un esercizio di teatro.
Sul volto della Magnani la speranza e la disillusione nell’Italia del dopoguerra
Anna Magnani era e sarà sempre Bellissima. Il film diretto da Luchino Visconti sembra esserle cucito addosso. Un ritaglio di vita che supera i canoni del neorealismo, quelli che obbligavano la cinepresa e il pubblico a spiare da una porta accostata l’esistenza altrui; la sceneggiatura a sei mani (Suso Cecchi d’Amico e Francesco Rosi oltre allo stesso Luchino Visconti) dà modo a una protagonista femminile di conquistarsi per intero lo spazio scenico, esaltando non tanto la figura materna, quanto la persona che si cela dietro il ruolo di madre.