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La furia iconoclasta di Niki da Saint Phalle

Il primo lungometraggio di Niki de Saint Phalle, in cui è coregista  insieme a Peter Whitehead, oltre che attrice e sceneggiatrice, è uno sfogo allucinatorio, una vendetta distruttiva, una vera e propria demolizione dell’archetipo del padre. Daddy, realizzato nel 1973, riduce a brandelli la figura paterna per come si è sedimentata nell’inconscio collettivo. Un  padre dittatore violento e vessatore viene spogliato dei suoi abiti e costretto, per la prima volta, a guardare la realtà. 

“Un sogno più lungo della notte” e la straziante richiesta di libertà

Il secondo e ultimo lungometraggio di Niki de Saint Phalle è un trionfo di fantasia e colori, un’esplosione di creatività che ridicolizza in esperimenti grotteschi ed esagerati la società capitalista espressione del potere patriarcale. Un’opera che riflette, attraverso la sua esuberanza, l’iperattività dell’artista francese, alla continua ricerca di nuovi modi di esprimersi. Infatti, dalla pittura alla scultura, passando per l’architettura, Niki de Saint Phalle ha raccontato se stessa e la donna.