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“Presence” speciale II – La cecità è contagiosa
Se Here di Zemeckis ci ha dimostrato come possa bastare un’inquadratura fissa all’interno di un salotto per vedere con chiarezza individui, relazioni e persino la storia di una nazione, Presence di Soderbergh integra la sfida visiva e concettuale del collega blindandosi a sua volta all’interno di una casa, ma per lanciare da qui l’ultima chiamata sul rischio del non guardare. Nell’era del proliferare delle immagini il pericolo è quello di una cecità del tutto nuova del genere umano, posata sulla realtà che le immagini replicano e riproducono senza sosta.
“Presence” speciale I – Il cinema elusivo di Steven Soderbergh
Anche qui, come quasi sempre nel corso della sua lunga filmografia, siamo davanti ad una perfetta macchina di intrattenimento e al contempo ad un saggio di cinema densamente teorico, nel quale si finge di portare lo spettatore in una direzione, lo si illude di abitare spazi narrativi a lui congeniali, per poi sopraffarlo con intuizioni destabilizzanti che rimettono in discussione quanto pensava di aver compreso fino a quel momento, forse anche sul cinema stesso.