Chiara Francisconi
“Il filo del ricatto” che cuce passato e presente
Gus Van Sant torna con Il filo del ricatto nel decennio che con gli anni Novanta dei giovani grunge di Seattle e Columbine più lo rappresenta, cucendo idealmente i due sentieri filmici del suo cinema. Il suo personale debito verso il cinema prodotto e ambientato in quella decade è poi saldato dalla più che ironica presenza di Al Pacino nel ruolo del direttore della società sotto scacco, specularmente opposto a quello che lo vide nel 1975 rapinatore della banca in Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, modello cinematografico cui è rivolto qui lo sguardo del regista.
“Send Help” e il precipizio orizzontale di Sam Raimi
Rom-com al contrario, horror demenziale, avventura, cartoon e film di lotta di classe e fra sessi, Send Help smonta ad ogni passaggio l’aspettativa generata da quello precedente, insinua dubbi e persino rispettive ragioni, roba da far sembrare Raimi un Asghar Farhadi chiamato a dirigere Tom & Jerry. Divertente, spaventoso e ambiguo, demolisce senza regole i generi di cui si nutre, capovolti dall’alto al basso e ritorno, e le istituzioni-zattera della società americana: capitalismo, matrimonio transrazziale, ambientalismo, cultura woke e post-woke, individualismo.