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“Dracula” tra pionierismo e volgarità
Nella sua mescolanza triviale e sconnessa di linguaggi eterogenei, il pamphlet del cineasta di Bucarest è principalmente una riflessione teorica sulla morte del desiderio dell’immagine filmica, incarnata da un vampiro mutaforme e decadente, ma abitato da una incontenibile voracità sessuale. Il cinema depauperato dall’informatica viene corrotto e contaminato da elementi extrafilmici provenienti dal web (TikTok, OnlyFans, videogiochi, pop-up virus) e raccontato alternando diverse forme narrative che contemplano la barzelletta, la parabola e la parodia.
“Dracula” e il precario equilibrio tra parodia e melodramma
Luc Besson guarda allora a Coppola per la storia d’amore, prende da Herzog la malinconica solitudine di un immortale e se non fossero così coevi verrebbe quasi da dire che abbia dato uno sguardo persino a Eggers per la dimensione sessuale. Ciononostante riesce a costruire al di sopra di quanto c’è già stato e a trovare addirittura la propria originalità, solo per poi regredire lentamente nel mentre si avvicina al finale.