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“Pillion” e la dominazione come intimità

In Pillion, l’esordiente Harry Lighton rilegge gli stilemi della rom‑com attraverso una storia d’amore queer nel mondo BDSM, costruita attorno al trope “out of your league”: un personaggio timido e goffo si innamora, corrisposto, di qualcuno più affascinante e carismatico di lui. Sulla base di questa struttura narrativa consolidata, Lighton adopera la queerness come prospettiva per indagare l’idea della coppia quale spazio di sicurezza ed equilibrio.

“Marty Supreme” speciale I – La vittoria è relativa

Dalla mente di Josh Safdie, con una sceneggiatura scritta a quattro mani insieme a Ronald Bronstein, liberamente ispirata alla figura del giocatore di tennistavolo Marty Reisman, nasce Marty Supreme: non solo un film sportivo, e nemmeno un biopic, ma il frenetico sogno di un folle, che non ha nemmeno una chiara idea di cosa stia esattamente sognando, eppure sa di volere sognare in grande.

La violenza e l’ingranaggio. Ancora su “No Other Choice”

Il cinema di Park Chan-wook ci ricorda però che la vittoria non dura a lungo, e la violenza goffa di Yoo Man-soo si rivela, alla fine, rivolta all’obiettivo sbagliato. Davanti a una macchina sull’orlo del collasso, costantemente trasformata dalle innovazioni tecnologiche, a pagare il prezzo non dovrebbe essere il singolo ingranaggio: quello si può sostituire, sempre. È l’intera struttura a dover bruciare. Ma se si pensa solo a se stessi, ce ne si rende conto inevitabilmente troppo tardi.

“Together” tra paura e desiderio

L’originalità dell’opera, rispetto a un tema tanto introspettivo, risiede nella scelta di adottare gli stilemi del cinema di genere: jumpscare, momenti di tensione e incursioni nel soprannaturale non sono solo espedienti narrativi per giustificare lo sviluppo della trama, ma contribuiscono attivamente a rendere visibile il processo di trasformazione interiore dei personaggi. Una metamorfosi emotiva che, attraverso il simbolismo del film, viene portata all’estremo, fino a farsi grottesca e inquietante.

“La trama fenicia” speciale II – Le dedizione formale

Quelle che potrebbero apparire come variazioni sul tema più o meno riuscite, esercizi barocchi di minuzia estetica ed eccessivo manierismo, al contrario, se si allontana lo sguardo dalla singola opera e si considera la totalità della produzione cinematografica di Anderson, appaiono inequivocabilmente come l’evoluzione di un regista che sa esattamente chi è e chi vuole diventare. Ed è proprio nella preservazione e nella rottura di questo preciso schema di regole autoimposte che il regista texano si muove più liberamente