Il documentario di Élisa Jadot, Emprise numérique, 5 femmes contre les Big 5, presentato in anteprima nazionale al Biografilm 2025, è un'indagine immersiva nell’era contemporanea digitale e iperconnessa, una coraggiosa denuncia dell'universo virtuale celato dietro le piattaforme digitali che possono danneggiare e talvolta annientare la vita di adolescenti e minori. Attraverso le lotte di cinque donne negli Stati Uniti e in Europa, il film si interroga sulla responsabilità delle piattaforme nell'infelicità dei giovani e in generale sulla nostra dipendenza collettiva.
Scritto e diretto dalla regista francese, il lungometraggio, prodotto e distribuito da Babel Doc col sostegno di CNC, ha ricevuto la menzione speciale della giuria all’edizione 2025 del FIGRA, il Festival internazionale dedicato ai film documentari ed è il terzo lavoro di ricerca da parte di Jadot sul legame tra infelicità e tecnologia digitale. È il seguito del suo primo documentario del 2021 relativo alla dittatura della felicità e della bellezza sui social media, e del secondo del 2023 sull'iper-esposizione dei bambini nelle piattaforme digitali da parte dei genitori.
Dopo la sbornia digitale che ha segnato la terza rivoluzione industriale numerose ricerche hanno già dimostrato le conseguenze distorte delle nuove modalità di interazione sociale che passano attraverso Facebook, X , Tik Tok, Snapchat, X e Discord, e le ripercussioni in termini di disagio che può esprimersi sotto forma di isolamento, depressione, istinti suicidari talvolta indotti tramite pratiche fortemente manipolatrici azionate per esercitare il controllo sui soggetti più indifesi.
Per comprendere i contenuti che gli adolescenti incontrano sui social media, la regista mostra l’indagine che ha condotto creando un profilo fittizio, quello di Lili, una tredicenne appassionata di equitazione, svelando come dopo pochi minuti la piattaforma le ha proposto i primi video che promuovevano l’autolesionismo o pratiche sessuali pedopornografiche.
Il documentario svela come le lobby delle "big tech" siano perfettamente consapevoli del funzionamento dei famosi algoritmi e della presenza di pratiche sessualmente predatorie nei confronti dei minori, ma in America esse sostengono la loro estraneità rispetto ai contenuti potenzialmente disturbanti appellandosi a una normativa desueta e ormai risalente in ambito delle telecomunicazioni, cioè alla Sezione 230 del Communications Act Statunitense, che prevede che gli host delle piattaforme digitali non sono responsabili dei contenuti che ospitano.
Elisa Jadot ha il merito di denunciare senza mezzi termini il modus operandi delle piattaforme social che attualmente non hanno implementato un sistema di regolamentazione adeguato, suggerendo che a fronte di tale inerzia siano gli Stati a doversi assumere la responsabilità di vietare i social media ai minori, come già avvenuto in Australia.