Siamo nel 1964 e la casa di produzione Daiei vuole sfidare la decennale serie sul kaiju Godzilla, della concorrente Toho. Fra i diversi modelli di mostro presi in considerazione, alla fine viene scelto quello di una tartaruga gigante con delle fauci che spuntano dalla mandibola, Gamera, che esordisce l’anno seguente in Gamera, the Giant Monster.

In questo film, un incidente nucleare nell’artico risveglia dal suo sonno il suddetto tartarugone preistorico, che si dirige verso il Giappone in cerca di nutrimento. Una volta compreso che il mostro è ghiotto di fiamme, un’équipe di scienziati internazionali riuscirà a ideare un piano per sventare la minaccia Gamera. Tolto il produttore Masaichi Nagata, nessuno in casa Daiei si sarebbe aspettato che questo film sarebbe stato un successo, e per questo motivo il budget stanziato fu irrisorio.

Nonodimeno il regista Noriaki Yuasa e il celebre direttore degli effetti speciali Eiji Tsuburaya portano a casa un lavoro tecnicamente decorosissimo, con quel poco di sceneggiatura che basta a giustificare l’apparizione di Gamera e l’esposizione dei suoi poteri. I tentativi di eversione rispetto al canone della Toho ci sono, su tutti il pubblicizzare Gamera come un mostro amico dei bambini e la sua capacità di trasformazione, ma in definitiva Gamera esordisce sotto il segno della forte derivazione da Godzilla e per estensione dal kaiju movie dell’epoca.

Questo genere nasce dalla giustificata paranoia giapponese nei confronti della paventata guerra atomica, per cui creature giganti incarnano il volere della natura e sgominano le tecnocratiche città umane. Come i kami della religione Shintoista, i kaiju padroneggiano naturalmente l’energia che la tecnica cerca di imbrigliare (Godzilla quella atomica, Gamera il fuoco) e cibandosene denudano gli eserciti della loro apparente potenza. Non era ancora uscito Pacific Rim, e valeva ancora la regola secondo cui nessun armamento è più forte della natura. 

Nella saga di Gamera confluisce poi la fascinazione giapponese per l’ufologia degli anni Sessanta, fomentata dalla competizione fra Stati Uniti e URSS sulla conquista dello spazio, e dunque tanto la trasformazione del mostro quanto la strategia adottata per sconfiggerlo ricalcano questo immaginario. La caratterizzazione di Gamera come amico dei bambini regge davvero poco, almeno fino al terzo film della serie, Gamera contro il mostro Gaos, nuovamente diretto da Yuasa.

Al limite si potrebbe azzardare che per quanto concerne il tema della demilitarizzazione Godzilla è un anarchico mentre Gamera un riformista moderato, ma la differenza di spessore idologico-psicologico tra i due mostri non è significativa. Come per i film di mostri contemporanei, alla fine vale il principio secondo cui queste opere devono divertire. Gamera, the Giant Monster ce la fa alla grande, sia quando salva i bambini che cadono, sia quando gli demolisce addosso i palazzi.