I milioni della manicure è contemporaneamente la prima vera commedia e il primo grande lavoro di Mitchell Leisen, in grado di contenere le radici screwball su cui si baseranno le sue opere più celebrate (Un colpo di fortuna e La signora di mezzanotte). La leggerezza e l'eleganza del suo tocco si traducono in una pellicola in cui la sofisticazione e la brillantezza dei dialoghi accompagnano con delicatezza il centro nevralgico della narrazione che agisce sottotraccia: la crisi economica e, dunque, d’identità americana della prima metà degli anni ‘30. Come per L’impareggiabile Godfrey, di un anno successivo, la Depressione emerge chiaramente come motore che spinge l’azione dei personaggi, con i protagonisti maschili che, a differenza di quelli femminili, non lavorano essendo in qualche misura caduti in disgrazia.
"I was the enemy of the ordinary": Fred MacMurray lo afferma discutendo della propria identità, evidenziando come appartenga pienamente al canone tradizionale degli eroi screwball che popolano il cinema americano di quel decennio. Ma non solo: nell’opporsi alla convenzionalità che lo circonda, il suo essere svitato lo accomuna in misura maggiore ai personaggi femminili suoi contemporanei, parallelamente al modo in cui gli uomini del film si ritrovano a ricevere passivamente le cure di un servizio tradizionalmente femminile come la manicure. Soprattutto, il suo Theodore Drew III è, malgrado il nome aristocratico, o forse proprio per quello, un gold digger, che cerca il matrimonio per il denaro e non per amore.
In questo si rispecchia nel personaggio di Carole Lombard, che in modo simile fa del digging la ragione del suo lavoro e della sua stessa esistenza. Una coppia che ovviamente non può non ritrovarsi e che illustra, attraverso il loro incontro, sia la necessità di lavorare (come testimonia l’intervento divino del finale) sia quella di trasformarsi per indirizzare lo scopo della propria vita verso l’amore e uno spirito comunitario rooseveltiano che sostituisca il denaro. Paradossalmente, per poter imparare ad amare i due sono costretti a lavorare, secondo quell’equità di diritti e doveri che contraddistingue la migliore commedia di questa fase storica.
Pur somigliandosi molto, le attitudini dei due protagonisti, appartenenti ormai alla stessa classe nonostante gli iniziali equivoci, differiscono perché rispecchiano pienamente le star che li interpretano. Se per MacMurray si tratta del primo ruolo importante da protagonista (e della prima delle nove collaborazioni con Leisen), Lombard era stata scelta da Lubitsch (che nello stesso anno era diventato Head of Production della Paramount) in virtù della sua esplosività incendiaria in Ventesimo Secolo (1934). Il suo essere sopra le righe non viene pareggiato in egual misura come nel film di Hawks da John Barrymore, ma viene contrastato perfettamente con il volto perennemente sorridente e distaccato di MacMurray e la sua ironia sofisticata.
I due, pur seguendo un percorso differente tra povertà e ricchezza, si trovano nel mezzo, in quello spazio comune sintetizzato dalle mani tese sul tavolo della manicure che danno il titolo originale all'opera (Hands Across the Table), spazio che viene restituito da Leisen attraverso la creazione di un mondo cangiante in cui i desideri vengono sempre espressi sotto le righe.