Durante il Cinema Ritrovato si possono fare incontri piacevoli e inaspettati; è così che tra le esposizioni de Il Cinema Ritrovato Book Fair, in biblioteca Renzo Renzi, si possono incontrare i due protagonisti di Dogman, Marcello Fonte ed Edoardo Pesce. Fonte, reduce dal trionfo di Cannes dove ha vinto il Prix d’interprétation masculine, e Pesce, che ha raggiunto il successo popolare per la sua interpretazione di Ruggero Buffoni in Romanzo criminale – La serie, ci hanno concesso due brevi interviste sul loro lavoro e i loro progetti futuri.

 

Marcello Fonte

Com’è stata la tua esperienza sul set di Dogman?

“Ci sono poche parole per descrivere un’esperienza così intensa: credo basti soffermarsi sul lavoro delle persone per capire quanta bellezza ci sia. È come un’opera, il solo fatto che esista ci permette di coglierne il suo significato.”

Come vi siete conosciuti tu e Matteo (Garrone, il regista di Dogman)?

“Matteo mi ha trovato per caso, in una compagnia di attori ex detenuti di Rebibbia di cui io faccio parte. È nato tutto da lì, l’ho conosciuto passando per la “porta principale”, facendo dei provini, primo provino, secondo, terzo. Ci siamo innamorati a vicenda, ci siamo ritrovati ed è nata quest’opera che, bisogna dirlo, è il frutto di un lavoro di squadra e di tantissima energia positiva.”

Ci vuoi parlare della tua vittoria al festival di Cannes?

“A Cannes è stato come in una favola. Mi sono sentito molto a mio agio. Si sono rotti i rigidi criteri dell’establishment, star, non star. È stato un luogo comune per tutti, si è creata la magia anche lì.”

Ti eri preparato il discorso per la vittoria?

“No, non me lo ero preparato, non li preparo mai.”

 

Edoardo Pesce

Com’è stato lavorare con Marcello sul set?

“Marcello mi ha supportato e sopportato! La nostra intesa è stata da subito viscerale, lui è molto umile. Si è creato tra noi un bel rapporto, ci troviamo bene. Ci ascoltiamo molto. Siamo due persone che non si concentrano troppo su se stesse. Si è creata una sinergia particolare, che è emersa nel film. Anche se quello rappresentati nel film è un rapporto sadico, nella realtà rispecchia una profondità del vivere quotidiano che si è instaurato tra noi. C’è un rapporto simbiotico.”

Com’è stato interpretare Simone (il suo personaggio in Dogman)? Quali sono state le tue ispirazioni?

“Mi sono divertito molto a farlo. Un personaggio fisico, che sfoga tutta la parte sadica che abbiamo. È stato divertente. Io mi sono ispirato, come tipologia, a Bronson (film di Nicolas Winding Refn), e anche a un videoclip che mi ha fatto vedere Matteo dei The Blaze, Territory, che ha vinto il festival di Cannes nella sezione Videoclip. Esce un po’ quell’animalità lì.”

Com’è iniziata la tua carriera di attore?

“Ho iniziato facendo teatro a Roma, senza molte velleità attoriali. Ho sempre sentito l’esigenza di esprimermi a livello interpretativo. Poi ho fatto provini, spot, sempre recitati, sempre qualcosa di interpretato. Poi ho fatto i provini per Romanzo criminale, che è stato un po’ il primo lavoro importante che ho fatto. Ma bisogna tener presente che non è tanto l’attore ad avere successo, è il personaggio. Come succede adesso, è molto difficile che nascano dei divi, anche tra le nuove generazioni, non è che ci sia una carriera. Se il personaggio ha successo questo non significa che si trasferisca automaticamente sull’attore. C’è sempre di più la necessità di guardare al proprio lavoro attoriale in maniera diversa, distaccandosi dal personaggio. A volte occorre allontanarsi, dimenticarsi del personaggio. Invece molti ragazzi, purtroppo, fanno qualcosa di popolare e si sentono arrivati. In quella sorta di incoronamento io ci sono passato subito, ma non ho avuto quella dinamica.”

Non hai un po’ paura ad essere etichettato come “attore romanesco”?

“Questo personaggio, un po’ coatto e un po’ sadico, dipende da come lo fai, in che contesto: con Garrone diventa un’altra cosa, la questione diventa più universale. Poteva essere romano, poteva parlare africano, americano. Poi ti accorgi che gli addetti ti vedono con quegli occhi, e sta a te far cambiare idea , far capire che l’attore è diverso dal personaggio. Per esempio, adesso sto cercando di fare cose diverse; dopo Cuori puri, Fortunata e Garrone ho finito un po’ un periodo, un modo di affrontare una parte di me. Una parte sadica, violenta, ma sempre con una tenerezza di fondo. Non mi interessa adesso affrontare un altro personaggio di questo tipo.”

Progetti futuri?

Ho fatto un avvocato con Scamarcio, Gerini e Alessio Boni. Un avvocato un po’ alla Satta Flores, alcolizzato e malinconico. Adesso stiamo girando il film di Fulvio Risuleo, un talento del Centro Sperimentale al secondo lungometraggio, di cui non conosciamo ancora il titolo, con il quale abbiamo vinto la Semaine de la Critique a Cannes nel 2015 con Varicella.”

 

MARCO SCALETTI, KABIR YUSUF ABUKAR, YANNICK AIANI