Falcata ampia, braccia ondeggianti, schiena ricurva e un trench di diverse taglie più grandi che fanno sembrare enormi le spalle. Ecco come si presenta sullo schermo Katharine Hepburn nei panni della giovane aviatrice Lady Cynthia Darrington. La falena d’argento (Christopher Strong), tratto dal romanzo inglese di Gilbert Frankau, è uno dei primi film che mette in evidenza il ruolo femminile e le difficoltà emotive e relazionali che la donna moderna deve affrontare.
Cynthia non ha altri pensieri che la sua carriera da aviatrice e il desiderio di battere ogni record di altitudine. Trascinata ad una festa incontra però un uomo molto più grande di lei, facente parte dell’alta società inglese contraddistinta da persone annoiate che hanno tanti vizi e poca etica. Christopher Strong sembra non essere così, si presenta come il marito perfetto e un padre modello, peccato però che sia tutta una facciata. O meglio, l’incontro con Cynthia risveglia in lui un moto di giovinezza. La ragazza, con la sua estrosità, riaccende fuochi che per Chris erano ormai sepolti sotto anni di abitudini e di un ruolo che lui stesso si era costruito e nel quale, in fondo, si compiaceva.
La regista, dichiaratamente lesbica, Dorothy Arzner costruisce insieme alla sceneggiatrice Zoë Akins, una trama semplice, ma con personaggi estremamente complessi. Il dramma di Elaine Strong, per esempio, è appena accennato e non toglie spazio alla storia principale, ma la sua singolarità è ben evidenziata, così come i suoi mutamenti in base all’avanzare delle situazioni. Inizialmente è felice dell’amicizia tra Cynthia e la figlia Monica, ma inizia ad avere perplessità quando Christopher, non solo conosce il numero della ragazza a memoria, ma per di più decide di portarla nella villa estiva dove lei desiderava tanto godersi la pace familiare.
I suoi bisogni vengono silenziosamente messi da parte da tutti gli altri personaggi, fino a farla arrivare alla comprensione che la sua vita non ha nulla di diverso da quella di altre donne. Infatti, è solo una questione di tempo e la sua fortuna nell’avere un marito fedele e innamorato da tanti anni svanirà presto.
Monica invece sembra ingenua, ma ha sostanzialmente capito meglio la vita e i ruoli che tutti finiscono per interpretare. La sua morale è ondeggiante, così come la sua idea di innamoramento, ma poi riesce ad ottenere ciò che desidera almeno per un periodo di tempo. Infatti, l’ironia sottile delle sue battute sottolineano più volte questa consapevolezza disperata per un futuro che è già scritto nelle norme della società in cui vive e che non intende sovvertire.
Interessanti poi sono le sequenze di volo, e l’idea di internazionalità che attraversa tutto il film. La falena d’argento è principalmente ambientato in Inghilterra, ma è un momento in cui persone di altre nazionalità è normale che la frequentino, così come è normale passare le vacanze in una Francia in cui i musicisti alle feste sono italiani come anche lo sono i farfalloni disgraziati.
La messa in scena dell’aviazione permette di vedere come questo mezzo d’avanguardia, permetta di connettere tutto il mondo nel giro di pochissimo tempo, anche se con gravi rischi. Il mezzo marittimo è considerabile lento e certamente più sicuro, ma anche più adatto alla procrastinazione più che al viaggiare in maniera rapida. Potersi spostare in aria è, in generale, un enorme vanto per gli uomini e le nazioni, ma in questo caso diventa una questione molto importante anche per le donne. Infatti, queste ultime possono vedere nella forza e nel coraggio di Cynthia un modello a cui auspicare. La ragazza vive la vita seguendo le sue due passioni, il lavoro e l’amore, senza temere né il rischio, né la morte.
La Hepburn vola tra le nuvole, leggera e femminile come quando indossa il costume da falena d’argento firmato da Walter Plunkett. Eppure riesce anche a trasmettere un carisma eccezionale, infrangendo le rigide convenzioni di una società che all’epoca non era ancora pronta a comprenderla completamente, ma che oggi può finalmente cogliere tutta la potenza liberatoria del gesto finale.