Nella galleria di personaggi femminili del cinema italiano, Mara – grazie anche alle mille sfaccettature interpretative di una straordinaria Claudia Cardinale (finalmente con la sua inconfondibile voce roca) – è uno dei più affascinanti che si possano vedere sullo schermo.
Tra le macerie della Seconda guerra mondiale, Luigi Comencini segue il viaggio di crescita di questa giovane donna, alle prese con Bube (George Chakiris), un membro della resistenza di cui si innamora a prima vista.
Un grave incidente, in cui il ragazzo uccide un anziano maresciallo fascista, porta i due giovani a unirsi per affrontare la drammatica situazione. Come dei Bonnie e Clyde in bianco e nero, Mara e Bube intraprendono un viaggio on the road in fuga dalle autorità.
Mara, da giovinetta di campagna inesperta e ingenua che cerca disperatamente attenzioni da quest’uomo di poche parole, diventa improvvisamente la ragione di vita di Bube, la sua forza, la sua speranza, un faro nel mare di incertezze e pericoli.
Claudia Cardinale, con il suo viso imbronciato e sbarazzino, con quegli occhi scuri e selvaggi, è magnifica nel restituire la crescita emotiva del personaggio: passando da un’innocenza quasi di bambina, in trepidante attesa del proprio principe, alla seduttrice, all’amante passionale disposta a tutto pur di proteggere il suo amato, fino alla donna matura e padrona delle sue scelte.
Bube è costretto a fuggire all’estero e Mara, senza rinunciare alla speranza che un giorno possano riunirsi, si trasferisce in città, dove può finalmente diventare una donna indipendente, in grado di mantenersi da sola.
L’incontro con Stefano (Marc Michel) le offre una nuova possibilità di vita, sicura e agiata. Quando Mara sembra cedere alle lusinghe del giovane, ricompare Bube, rimpatriato, arrestato e portato a Volterra per essere processato. Mara capisce subito, guardandolo negli occhi, che non può abbandonarlo, e che finora lei è stata l’unica ragione per cui Bube ha trovato la forza di non arrendersi.
La determinazione con cui questa donna sceglie consapevolmente di rinunciare alla tranquillità e alla sicurezza che la figura di Stefano le garantiva è una delle più belle rappresentazioni dell’amore. Le emozioni che trapelano dallo sguardo di Claudia Cardinale, mentre rassicura Bube sul proprio affetto, omettendo la presenza di un altro, solo la macchina da presa può raccontarle.
Comencini ricostruisce il contesto storico con grande perizia, concentrandosi però sul rapporto tra i due protagonisti senza esprimere giudizi morali, ma restituendone la verità emotiva. La descrizione accurata dei luoghi, degli ambienti e delle piccole realtà quotidiane dell’Italia rurale dell’epoca, di matrice neorealista, ci fa immergere in uno spaccato storico complesso, in cui il contesto politico gioca un ruolo fondamentale nel percorso di crescita dei personaggi.
Il quadro femminile che ne emerge, e il ribaltamento dei tradizionali ruoli di forza tra i sessi, sono gli aspetti più interessanti del film. La scelta di Mara di essere fedele a Bube e di attenderlo, nonostante la condanna a quattordici anni di reclusione, è un monumento di forza e coerenza da parte di una donna che ha saputo scegliere con il cuore.