In La segretaria quasi privata di Walter Lang assistiamo ad una New York di fine anni Cinquanta, frenetica, che monetizza tutto e in piena rivoluzione tecnologica. Bunny Watson (Katharine Hepburn) è a capo di un team tutto al femminile di ricercatrici per una grande compagnia radiofonica federale. La routine e stabilità dell’ufficio viene sconvolta dall’arrivo di Richard Sumner (Spencer Tracy), un buffo ingegnere esperto in “efficienza aziendale” incaricato, ma sotto copertura, di introdurre un’inquietante novità: il computer.
Il sospetto si diffonde tra le impiegate, e la paura di perdere il lavoro, che amano e che dà senso alle loro giornate, le rende cieche di fronte alle possibilità che la tecnologia potrebbe offrire. La segretaria quasi privata non è un film sul progresso, bensì sulla fatica femminile di dover sempre dimostrare qualcosa in più. Le donne devono essere le più intelligenti, estremamente flessibili, con alti livelli di competenza e un forte spirito di adattamento, la loro posizione è sempre e comunque minacciata dagli uomini e, nonostante questo, si ritrovano a dover confrontare le loro abilità anche con il computer.
La sequenza più significativa, in cui si intrecciano con sottile ironia la guerra dei sessi, la sfida tra donna e macchina e la differenza tra visioni del mondo, è quella in cui Sumner sottopone Bunny a un suo assurdo questionario. I due si trovano sul solaio dell’edificio, in pieno inverno, con in mano due caffè bollenti e dei sandwich portati da lui. Bunny, abituata ad altri tipi di trattamento e consapevole della sua età, si ritrova in una situazione ambigua, quasi scomoda, eppure stimolante.
In quell’atmosfera sospesa, tra battute pungenti, diversi doppi sensi e un vento glaciale, può dimostrare a Sumner la brillantezza del proprio intelletto. Inoltre, Bunny è capace di stare a quel gioco cervellotico che va da quiz improbabili a risposte lampo e che, in realtà, sembra la formula perfetta di una seduzione sofisticata.
Quello spazio fuori dal tempo diventa il vero terreno di confronto per l’intelletto e l’emotività. Su quel tetto si gioca la partita tra due persone che imparano a riconoscersi e rispettarsi, pur restando diversi. Attraverso la sfida intellettuale si alimenta un’evidente e crescente attrazione reciproca che prosegue per tutto il film di Lang. Infatti, la chimica tra i due è palpabile e il confronto, da test logico si trasforma in un vero e proprio corteggiamento mentale tra due persone che, nella loro vita, non hanno mai dedicato abbastanza tempo all’amore.