Schedato nel (sotto)genere Rape & Ravenge, filone che annovera un cospicuo numero di cult, tra cui il vituperato Non violentate Jennifer (I Spit in your Grave, 1978) di Meir Zarchi, L’angelo della vendetta (Ms. 45, 1981) di Abel Ferrara ha anche altre due evidenti filiazioni: una cinefila e l’altra adesa alla brutale realtà di New York. Il giustiziere della notte (Death Wish, 1974) di Michael Winner era stato un grezzo quanto efficace instant movie sul decadimento della Grande Mela, tra rapine e violenze sessuali perpetuate da vandali.

Dove non arriva la polizia, deve farsi giustizia il comune cittadino, soprattutto se la sua famiglia, moglie e figlia, ha subito abusi sessuali con conseguente morte della moglie e perenne stato catatonico della figlia. In Ms. 45 lo scricciolo Thana (Zoë Lund), affetta da mutismo, è una variazione dell’inerme figlia dell’architetto Paul Kersey (Charles Bronson). Subito l’abuso sessuale per due volte, rimane fortemente traumatizzata ma reagisce, ponendosi come obiettivo uccidere il genere maschile. La sua non è più una vendetta personale, che si è consumata con il sistematico squartamento di uno dei due violentatori, ma una missione divina, purificatrice. Thana si trasforma in un angelo della morte, come ben evidenzia il suo nome che originariamente in arabo significa contemporaneamente “lode e morte”.

La Grande Mela è infestata di violenze e soprusi, come ugualmente certificano i coevi I falchi della notte (Nighthawks, 1981) di Bruce Malmuth  e in Bronx 41º distretto di polizia (Fort Apache, the Bronx, 1981) di Daniel Petrie. Oppure nel rude Cruising (1980) di William Friedkin. Quindi Thana(tos), trasformatasi in vamp, si trasforma in una “equalizer” sulla scorta del Travis Bickle (Robert De Niro) di Taxi Driver (1976), con la pistola che diviene la sua parola, il suo grido.  Connessione con il film di Scorsese, con mirata citazione cinefila quando Thana – vestita da suora –  punta la pistola allo specchio e si osserva con sinistra approvazione, che si palesa con una rappresentazione tanto veritiera nell’ambientazione quanto “irreale” per il taglio registico scelto per evidenziare lo stato alterato della protagonista.

Ma con l’opera di Scorsese c’è una differenza, ossia nella sottesa metafora religiosa. Paul Schrader è calvinista, mentre Nicholas St. John, sodale di Ferrara fino al 1996, è cattolico. In questo caso l’allegoria mistica che permea L’angelo della vendetta non è la ricerca della redenzione, ma quella di rivalsa del genere femminile, che Thana ritiene sopraffatto dagli uomini, in tutte le sue varianti: i violentatori, il datore di lavoro, i papponi, un artista intellettuale, lo sceicco o un giovane bulletto. Per lei ogni uomo va ucciso, anche se sta soltanto baciando dolcemente la sua fidanzata oppure è un innocente astante al party finale. Una fredda assassina con un solo obiettivo, come ben indica la sua morte che avviene per mano femminile, a cui non reagisce sparando.

Ms. 45, secondo lungometraggio di Ferrara, resta ancora legato, in particolare per via dell’esiguo budget, alla sua prima fase registica. Come il precedente The Driller Killer (1979) ha ancora delle rozzezze narrative, ma a partire da questo film si delinea con più profondità la parabola “ascetica” del personaggio protagonista, e di come sia lui stesso a scegliere la sua auto-immolazione.