L’attrice danese Asta Nielsen divenne una star mondiale del cinema muto per il suo ruolo nel film l'Abisso del 1910, dove la sua danza gitana, seducente ed erotica, e il suo sguardo di sfida portarono sul grande schermo un modello di donna indipendente che combatte per affermare il proprio desiderio, liberandosi dai rigidi vincoli di classe e di genere. andando spesso incontro a una fine tragica.
Dopo quel trionfo, Nielsen si trasferì in Germania dove il suo talento crebbe e la sua abile interpretazione delle emozioni e delle passioni individuali, nella tradizione del teatro nordico, fu apprezzata sia dal grande pubblico che dagli intellettuali. Divenuta una diva con il soprannome di "Die Asta", prese parte a oltre settanta film, in cui spesso curava personalmente il suo look iconico, la realizzazione dei suoi costumi di scena e l'illuminazione dei set.
L'uccello foresto (Der fremde Vogel, 1911) è un dramma in tre atti prodotto dalla Deutsche Bioscop con la regia di Urban Gad, in cui la Nielsen interpreta May, un'inglese giovane e sofisticata in gita con il padre e un accompagnatore nella foresta dello Spreewald. Qui incontra Paul, un barcaiolo del posto e se ne innamora, con grande disappunto della sua famiglia. Poiché la relazione è osteggiata da tutti, Paul e May decidono di fuggire insieme, ma May cade in acqua e annega dando luogo a una storia d’amore dall’esito fatale, poiché il suo corpo viene ritrovato esanime tra le ninfee. La protagonista, attraverso la ricerca della sua autoaffermazione, diventa “la straniera” e per questo destinata a morire.
Il film presenta un doppio livello di lettura: da una parte la trama sembra assecondare le pulsioni conservatorie e censorie dell’epoca, mostrando che le donne che si allontanano dalla retta via vanno incontro a un destino fatale; dall’altra, la presenza scenica di Nielsen e il suo moderno stile di recitazione, fanno empatizzare il pubblico con un nuovo modello di donna che si è affacciata sulla scena sociale, autonoma, coraggiosa, indipendente, passionale; anche la 'punizione' finisce col diventare una tragica denuncia delle pastoie che la intrappolano in modelli sociali e culturali ormai superati.
La rivista specializzata "Der Kinematograph", in occasione della prima tedesca dell'Uccello foresto, intravide nel cinema un “vantaggio rispetto al teatro per una messa in scena realistica: il fruscio degli alberi della foresta dello Spreewald, i meravigliosi riflessi di luce, il magico bagliore del chiaro di luna, lo sciabordio dell'acqua, il ritrovamento del corpo tra le ninfee, le idilliache fattorie… Tutto questo può essere mostrato con una simile perfezione solo al cinematografo!”. Lo Spreewald, regione rurale alle porte di Berlino che fa da sfondo alla vicenda, venne immortalato dal direttore della fotografia Guido Seeber con sensazionali riprese tattili, la cui immensa bellezza può essere nuovamente fruita grazie al recente restauro del film, che ha riportato all'antico splendore i viraggi dei tre elementi nitrato superstiti. Il film fu girato tutto in esterni, svelando le enormi potenzialità del nuovo mezzo e l’incredibile appeal che una simile ambientazione poteva avere sul pubblico.
L'uccello foresto rientra in una particolare strategia distributiva a livello internazionale, poiché è il quarto film di una serie di otto lungometraggi che vanno dal 1911 al 1918. Le serie venivano pubblicizzate con Asta Nielsen come principale attrazione e possono quindi essere considerate un primo esempio dell'utilizzo della star del cinema come strategia di marketing sistematica. Con la "serie di Asta Nielsen", la casa di produzione poteva assicurarsi che le produzioni cinematografiche fossero finanziate in anticipo e che i suoi film venissero proiettati regolarmente nei cinema.