Nel cinema di Satoshi Kon esiste sempre una soglia: un punto in cui l’immagine smette di essere superficie e diventa passaggio. Millennium Actress non è “solo” un film meta-cinematografico, ma una riflessione teorica sul cinema come infinito luogo psichico, un territorio in cui il tempo si piega, si rifrange, ritorna. Se già con Perfect Blue (1997) il regista aveva incrinato l’idea di realtà oggettiva, qui compie un gesto ulteriore: non oppone più realtà e finzione, ma le lascia scorrere l’una nell’altra, come se appartenessero alla stessa materia.

Il dispositivo narrativo è minimo: un documentarista intervista la leggendaria attrice Fujiwara Chiyoko, ritiratasi da decenni. Ma Kon non scioglie i nodi di un racconto, bensì spalanca una deriva agli occhi dello spettatore: la memoria, forma instabile e mai definitivamente conclusa, invade il presente annullando i confini tra le dimensioni; i ricordi di Chiyoko sfuggono ai limiti della razionalità cosciente per diventare avventure dell'immaginario, vite indipendenti che assimilano chi vi assiste.

È in questa oscillazione che il film trova la sua verità più profonda. Per Kon, il tempo non è lineare ma composto da correnti tumultuose e sotterranee che, attraversandosi vertiginosamente, portano alla luce un universo latente. Il futuro mostra il suo viso sorridente e inafferrabile, di cui non distinguiamo i contorni ma che ci invita al viaggio secondo il testo baudelariano:
Piccola mia, sorella, Pensa alla dolcezza/di andare a vivere laggiù insieme!/Amare a volontà,/amare e morire,/nel paese che ti assomiglia!

Millennium Actress trasforma la visione in esperienza iniziatica, attraversando – con pulsazioni oniriche ed eterne illusioni – le malinconie di un passato che più si allontana, più allunga la sua ombra. Kon attraversa generi, epoche e stili, intrecciando una trama cangiante; le suggestioni di Yasujiro Ozu, Akira Kurosawa, Kenji Mizoguchi e Mikio Naruse diventano frammenti di un immaginario collettivo che traluce nel corpo stesso della protagonista. Chiyoko è una figura archetipica, una presenza che del cinema incarna il meraviglioso, le trasformazioni e le ferite; non è difficile intravedere, nei suoi mille destini, una costellazione che comprende Setsuko Hara, Hideko Takamine e Kinuyo Tanaka, astri dell'immaginifica storia del cinema giapponese.

Dal punto di vista formale, il film raggiunge una libertà sorprendente nella sua caduta orizzontale attraverso gli scenari del tempo. Una pioggia di frecce diventa un'esplosione bellica, un set teatrale si apre su paesaggi in continua mutazione; non c’è frattura, ma metamorfosi, un flusso continuo e generativo, in cui ogni immagine contiene già la successiva. Chiyoko precipita nel cosmo inseguendo una chimera, un fantasma d'amore: Millennium Actress è un film su un desiderio mai sopito di vita – e di cinema.