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Speciale “Millennium Actress” – Alla recherche del mito perduto

Millenium Actress è un biopic fittizio, alla stregua di Viale del tramonto (1950), però Satochi Kon, autore anche della sceneggiatura, non mira al cinismo di Billy Wilder ma punta su una struggente nostalgia di un tempo ormai finito e crollato, oltre ché del rimpianto di un amore perduto. Il viaggio narrativo, innescato dall’intervista, è il riassunto dell’incessante viaggio sentimentale di Chiyoko per ritrovare quello sconosciuto di cui si era innamorata, in una furtiva situazione dalle sfumature molto cinematografiche. 

Speciale “Millennium Actress” – I fantasmi d’amore del cinema

Millennium Actress trasforma la visione in esperienza iniziatica, attraversando – con pulsazioni oniriche ed eterne illusioni – le malinconie di un passato che più si allontana, più allunga la sua ombra. Kon attraversa generi, epoche e stili, intrecciando una trama cangiante; le suggestioni di Yasujiro Ozu, Akira Kurosawa, Kenji Mizoguchi e Mikio Naruse diventano frammenti di un immaginario collettivo che traluce nel corpo stesso della protagonista.

“Memories” e la poetica del contrasto degli stili

Ci sono voluti trent’anni ma Memories raggiunge finalmente le sale italiane. Per amor del vero, già nel 1995 l’ambizioso progetto nato dalla penna di  Katsuhiro Otomo rappresentava una controtendenza demodé nel panorama animato giapponese. L’era dei più importanti anime antologici (Robot Carnival, Manie-Manie: i racconti del labirinto) era già tramontata, e al contempo andavano affermandosi storie più cupe, esplicitamente adulte e filosofiche (Ghost In the Shell, Neon Genesis Evangelion).

“Tokyo Godfathers” tragicommedia umanista

Satoshi Kon, qui coadiuvato nella scrittura da Keiko Nobumoto (sceneggiatrice nota soprattutto per Cowboy Bebop), rilegge il classico percorso di espiazione che trasforma i miserabili in eroi, amplificando l’atmosfera natalizia in un incubo metropolitano innevato che fa pensare ad alcune commedie di Frank Capra, sospese tra la cupezza stritolante del capitalismo e un’edificante possibilità di riscatto.

“Paprika” testamento artistico senza eguali

Ultimo lungometraggio di Satoshi Kon, Paprika – Sognando un sogno non può che essere interpretato come una sorta di testamento artistico del creativo giapponese, morto prematuramente nel 2010. L’opera si muove, come i precedenti Perfect Blue (1997) e Millenium Actress (2006), lungo il labile confine tra realtà e finzione; oggetto del film è il subconscio e il mondo di sogni, esaminando poi come la mente umana ceda di fronte ai desideri e al potere.

“Perfect Blue” e il cinema come infinita macchina dei sogni

Affine al potere rivelatorio di Bunuel e dei surrealisti, il cinema di Kon elude il senso razionale per lasciar emergere le densità dell’inconscio; i suoi film mettono al proprio centro la soggettività – dei personaggi quanto dello spettatore – e sovvertono i modi convenzionali della narrazione mediante ellissi, flashback, dilatazioni e contrazioni temporali. La realtà è elaborata da ricordi e immaginazione, acquisendo le forme del sogno.