È tuttora incompleto, ma ha rivisto la luce dopo 106 anni: The Scarlet Drop, uno dei primi film di John Ford, ha mosso un altro passo fuori dalla lista dei film considerati perduti verso quella dei Ritrovati. Non a caso, dopo la presentazione al Festival Internacional de Cine Recobrado di Valparaìso, la prima proiezione europea di una nuova versione della Goccia scarlatta – la più vicina, finora, alla versione distribuita nel 1918 in Cile – si è tenuta all’interno della sezione “Ritrovati e restaurati” del Cinema Ritrovato bolognese.
Delle cinque bobine che originariamente componevano il film, nel 2023 ne sono state ritrovate quattro in un magazzino a Santiago del Cile. Data la mancanza dei titoli di testa, a permettere di identificare il film sono stati principalmente i nomi degli interpreti (in particolare l’attore feticcio del primo Ford, Harry Carey) messi a confronto con i bollettini della casa di produzione Universal.
Alla mancanza di uno dei rulli centrali si deve la lacunosità della trama, che si concentra sul rapporto tra Kentuck, di famiglia contadina, e Molly, figlia di possidenti terrieri, legati da un tenero sentimento di affetto allo scoppiare della guerra civile. Come a dare una benedizione alla coppia, il film si apre con un affranto Abraham Lincoln, costretto dagli eventi a cedere allo scatenarsi dello scontro fratricida.
Molly e Kentuck diventano infatti immediatamente strumenti retorici della poetica fordiana, all’interno della quale giungono a rappresentare allegoricamente la sintesi (in senso filosofico) tra le classi sociali e quindi il superamento del conflitto tra civiltà e barbarie necessario alla fondazione della civiltà americana moderna. Sullo sfondo della guerra, le tematiche tipicamente fordiane della cavalleria e dell’eroismo, nonché della mescolanza culturale e razziale della società americana, si presentano allo spettatore attraverso una narrazione avvincente, che alterna scene d’azione a momenti intimi e sentimentali.
Seguendo l’evolversi della relazione tra Molly e Kentuck lungo gli anni, dal primo gesto di gentilezza al consolidamento della loro unione, Ford (che al suo tredicesimo lungometraggio si firma ancora “Jack”) pone al centro della narrazione un antieroe che da volenteroso aspirante combattente nella guerra civile diventa fuorilegge per poi redimersi per amore: rifiutato dalla società dei ricchi persino nel momento in cui si offre di lottare al loro fianco, a Kentuck non resta che la via della criminalità, che lo condurrà anche a rapire proprio la giovane Molly e successivamente a liberarla come atto di ringraziamento per averlo salvato. La vita da outcast di Kentuck è il pretesto per introdurre nella trama gli elementi più tipicamente rappresentativi del western fordiano, sia dal punto di vista narrativo (i banditi, l’assalto alla diligenza, le sparatorie) sia da quello figurativo (le cavalcate in campo lungo, i paesaggi aspri, i canyon).
Se nell’ambito della narrazione Ford inserisce dettagli o letture nuove pur mantenendosi dentro i confini del genere (le sfumature caratteriali di certi personaggi, l’impossibilità di incasellarli univocamente tra i buoni o i cattivi, l’eredità del meticciato come punizione per il classismo e il razzismo della sorella di Molly), è a livello visivo che il regista si conferma un maestro anche in questa “nuova” opera: le inquadrature sono sempre studiate dal punto di vista compositivo, certe scelte registiche appaiono davvero sorprendenti (la pistola che spunta dalla tenda o la sparatoria finale attraverso i vetri) e molte soluzioni visive sono semplicemente bellissime (la colorazione degli spari notturni o delle torce immerse nel buio regalano momenti di puro stupore visivo).
Nonostante le lacune dovute alla perdita di un rullo e le imperfezioni fisiche della copia – che non è stata ancora completamente restaurata ma soltanto pulita e digitalizzata e presenta dunque un gran numero di difetti come graffi e macchie di muffa, frutto dell’abbondante sfruttamento commerciale del film – The Scarlet Drop si rivela dunque una tappa importante nell’evoluzione della filmografia di John Ford e il suo rinvenimento ci dice che non dobbiamo abbandonare la speranza di ritrovare ancora film considerati perduti.