“Penso che l’amore sia il concetto fondamentale dei miei film […]. Penso che sia in qualche modo il soggetto principale del cinema in generale”, queste sono le parole di David Cronenberg in un’intervista per Repubblica (4 aprile 2025). È l’amore per Becca, la moglie morta, a spingere Karsh (un canuto Vincent Cassell) a progettare dei sudari all’avanguardia, in grado di permettere la visione 3D del corpo in decomposizione dei propri cari.

Karsh, come James Stewart in La donna che visse due volte (1958), cerca ovunque la persona amata, spinto da una passione necrofila frutto dell’incapacità di lasciar andare e di accettare la perdita - dalla sorella di Becca, Terry, il cui corpo risveglia il ricordo della moglie, all’avatar Hunny, progettato proprio sulle fattezze dell’amata per tenergli compagnia (tutte interpretate da Diane Kruger) fino alla donna cieca Sandrine (Soo-min Zabo). Su di loro vengono proiettati gli incubi, il dolore e l’ossessione per la moglie defunta, che seppur morta nel corpo, continua a vivere in un erotismo pulsante, post mortem, nella psiche di Karsh.

Ancora una volta Cronenberg si prende gioco dello spettatore immergendolo in un verboso thriller, apparentemente intricato come una ragnatela, ma che forse è solo il Macguffin del regista per parlare della continua ricerca, curiosità e non afferrabilità dell’altro, che anche nella morte resta un enigma. Nonostante la nostra illusione di controllo data dalle nuove tecnologie, l’atro da noi, seppur in decomposizione, inanimato, analizzato ossessivamente nei minimi dettagli e cambiamenti, non sarà mai risolto, capito, afferrato, compreso, definito, incapsulato, ridotto ad un solo significato.

Se inizialmente Karsh sembra crogiolarsi nel dolore del lutto, in compagnia della salma tanto amata, una profanazione inspiegabile, un mistero da risolvere, lo portano e riesumare Becca, a ridarle vita in una rinnovata ricerca dell’alterità, attraverso l’incontro con altri corpi. Questa ricerca continua dell’altro (condizione necessaria in amore) pervade tutto il film ed erotizza i rapporti tra i personaggi con cui Karsh si trova ad interagire, che altro non sono che i pezzi di questo puzzle corporeo (che tanto eccita Terry) impossibile da decifrare.

L’apparente inquietudine del finale lascia in realtà un invito alla vita e a portare con noi ciò che pensiamo di aver perso per sempre, ma che in realtà ci abita, ci resta dentro, per poi riemergere e manifestarsi in altre forme e in altri corpi. Perché preparare il proprio sudario e lasciarsi morire quando si può continuare ad amare seppur feriti, mutilati, ammalati, sfregiati, invecchiati?

Come dice un vecchio in sogno alla giovane infermiera ne Il demone sotto la pelle (1975), “ogni cosa è erotica […], ogni cosa è sessuale e può dare piacere. Perfino la pelle di un vecchio è erotica. Perfino la morte è un atto di erotismo”. Dopo Crimes of the Future (2022), in cui si raccontava il tramonto del “sentire” in un mondo apocalittico dove l’ultima frontiera era l’estremizzazione del dolore attraverso la chirurgia, Cronenberg ci riporta ai corpi nudi e crudi che semplicemente tornano ad amarsi.

Non a caso scartato da Netflix dopo aver letto le prime due puntate, The Shrouds (che originariamente avrebbe dovuto essere una serie televisiva) si oppone alla narrazione esplicativa, didascalica e rassicurante, fatta di continui colpi di scena, della serialità mainstream contemporanea, per portare lo spettatore in un viaggio sospeso, in cui realtà e finzione si compenetrano a vicenda. Non vi è soluzione, spiegazione, o risoluzione, ma un eccitante stordimento che risulterà familiare a chi conosce bene la filmografia perturbante di questo grande maestro del cinema.