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“Un tranquillo weekend di paura” di John Boorman al Cinema Ritrovato 2018

Anni prima che l’ecologia fosse riconosciuta come tema di rilievo per la comunità mondiale, il Lewis Medlock di John Boorman si lancia in una triste considerazione sul destino del fiume Chatooga, in procinto di essere cancellato con la costruzione di una diga. Il rapporto con la natura che costituisce il cardine di Un tranquillo weekend di paura è però molto più complesso della semplice propaganda ecologista: la comunione con il mondo naturale, cercata più o meno consciamente dai quattro amici nella gita in canoa, non rivela una vita più semplice e pura, come vorrebbe un certo pensiero rousseauiano, ma gli orrori della lotta per la sopravvivenza, destinati a lasciare cicatrici profonde in ognuno dei quattro avventurieri.

Drammaturgie folk in “Un tranquillo weekend di paura”

Se nel 1971 Sam Peckinpah in Cane di paglia continuava la sua sofferta meditazione sull’every man come macchina da combattimento in un mondo iniquo, il suo collega d’oltreoceano John Boorman si inabissava, un anno dopo, nel cuore di tenebra della middle class americana girando Un tranquillo weekend di paura. Poco importa che avrebbe dovuto esserci “l’ultimo westerner” a realizzare il film tratto dal romanzo omonimo di James Dickey, poiché il cineasta britannico non sfigurò e ne fece uno spericolato tuffo nell’ignoto a cavallo tra un western immerso nella natura selvaggia e un dramma avventuroso che inscena una feroce lotta di classe tra redneck e cittadini nelle acque dell’indomabile fiume Chattooga.