Buon compleanno Elvira Notari! Nel 2025 ricorrono i 150 della nascita della prima donna dietro la macchina da presa nella storia del cinema italiano, di cui sul finire degli anni Settanta la critica femminista ha avviato un lento e meritorio processo di riscoperta. Sceneggiatrice, regista, produttrice e imprenditrice visionaria del cinema muto napoletano, agli inizi del 900 gestiva con la sua famiglia la Dora film, una «casa di produzione», supportata dal marito Nicola nel ruolo di cameraman e il figlio Eduardo (la maschera Gennariello) come attore.

I veri protagonisti dei suoi film sono le emozioni, i drammi e la musica suonata dal vivo: Notari spesso utilizza per le trame delle sue produzioni canzoni popolari, come i successi del Festival di Piedigrotta, quali È piccerella di Libero Bovio (1921) e A’ Santanotte (F. Buongiovanni-E. Scala 1920) che raccontano vicende passionali di donne sempre ambientate in contesti popolari. Sebbene ancorata alle forme culturali della tradizione popolare Elvira Notari riesce ad imporsi come pioniera del cinema per il coraggio, la determinazione e la capacità d’iniziativa con la quale si fa strada come sublime cantrice dell’anima popolare di Napoli anche oltreoceano, come evidenziato nel saggio di Giuliana Bruno.

Sicuramente la circolazione delle sue opere nella comunità italiane in USA e nell’America Latina fornì a quel pubblico migrante un sentimento di forte appartenenza culturale. Si tratta di un cinema denso di quella immaginazione melodrammatica teorizzata da Peter Brook, non tanto distante da certe produzioni americane e dai feuilleton francesi; l’esotismo napoletano e la musica facevano la differenza.

A Santanotte (1922) è una dei tre film superstiti della ricca produzione della regista di oltre 60 lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari girati tra il 1906 e il 1930. È una pellicola in bianco e nero di 61 minuti restaurata nell’ambito del progetto “Non solo dive. Pioniere del cinema italiano”, dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Associazione Orlando e George Eastman Museum, a partire da un controtipo bianco e nero conservato presso la Cineteca Nazionale e una copia nitrato a colori messa a disposizione da George Eastman Museum.

Il film narra la storia della sua eroina-vittima, la dolce Nanninella (Rosè Angione), cameriera in un caffè, che cerca di affermare la propria individualità se non il diritto alla libertà, e per questo finisce accoltellata. Con il suo salario mantiene il padre, un uomo alcolizzato che la maltratta; corteggiata da Tore (Alberto Danza), la ragazza vorrebbe fidanzarsi con lui, ma il padre la promette in moglie al subdolo Carluccio (Antonio Palmieri).

La canzone popolare napoletana tradotta nel linguaggio del cinema in A Santanotte si avvale di un codice drammatico in grado di fornire racconti già codificati; le fonti storiografiche evidenziano come le proiezioni cinematografiche dei film di Elvira Notari avvenivano spesso nei teatri di varietà o nei café-chantant dove erano già presenti un’orchestrina e qualche cantante, trasformando la proiezione in una performance unica e immersiva.

Ricreando la stessa magia di un tempo, la pellicola è stata proposta nella versione cine-concerto che unisce in scena un ensemble di artisti, musicata da Michele Signore, su testi di Pasquale Ziccardi e Alessio Sollo al festival Cinema ritrovato edizione 2025, dopo il successo dell’omaggio della città di Napoli della retrospettiva “Elvira 150”.

Dopo decenni di oblio, Elvira Notari è riuscita a conquistarsi un posto nella storia del cinema delle origini e nel canone del cinema italiano, attraverso un lento e costante lavoro di ricerca sul suo corpus cinematografico che ha finalmente elevato la regista e la sua opera al rango di pietra miliare.