Anticipatrice delle dinamiche della screwball comedy che si affermeranno nei film sonori degli anni ‘30 e ‘40, Garden of Eden (1928) è una deliziosa commedia muta in cui si respira ancora quell’aria libertina prima che sulle produzioni hollywoodiane si abbattesse la scure autocensoria del codice Hays. È un film importante sia per la sua affascinante protagonista, Corinne Griffith, candidata all'Oscar l’anno successivo come migliore attrice (The Divine Lady, 1929), sia per il versatile regista di origini ucraine Lewis Milestone, due volte vincitore dell'Oscar come migliore regista.

Lo splendido restauro della pellicola di 80 minuti è stato realizzato in 4K da San Francisco Film Preserve nel 2025, in collaborazione con George Eastman Museum, Library of Congress The Maltese Film Work. Corinne Griffith nei panni della cantante Toni Le Brun si lascia alle spalle la famiglia e si trasferisce a Budapest per inseguire il sogno di diventare una cantante d'opera, ignara di essere stata scritturata per esibirsi come ballerina del coro del Palais de Paris, un cabaret decadente gestito da Madame Bauer (Maude George).

Il personaggio interpretato dalla Griffith è quello di una donna moderna, completamente indipendente e perfettamente capace di autodeterminarsi, che riesce a sottrarsi al desiderio maschile mentre cerca di guadagnarsi da vivere e trovare l'amore. Toni fugge presto a Monte Carlo con la sarta del cabaret, Rosa (Louise Dresser), dopo aver respinto un insistente cliente del cabaret, il Barone Henri D'Avril (Lowell Sherman). Al lussuoso Hotel Eden, Toni attira l'attenzione di Richard Dupont (Charles Ray), ma rischierà di essere smascherata prima che lui le chieda la mano.

Dotata di grande bellezza e di un innato talento attoriale, Griffith riesce a passare dal registro drammatico a quello comico con una incredibile padronanza del ruolo, rivelando in questo come in altri film coevi (The Common Law del 1923, Classified del 1925), la centralità e la complessità della donna nuova nella società consumistica post-vittoriana. Come evidenziato da Tom Slater nella ricerca pubblicata nel Women Film Pioneers Project, il personaggio di Toni Le Brun abita il mondo aspettandosi di essere trattata correttamente, ma presto scoprirà che dovrà imparare a difendersi da uomini lascivi, impresari subdoli e parenti serpenti del futuro sposo, mostrando assertività, integrità, intelligenza e giocosità senza mai rinunciare alla propria indipendenza.

Il film britannico Lily Christina (1932) fu la sua ultima prova attoriale prima di intraprendere una tournée teatrale nel 1935-36 nelle pièce Design for Living e No More Ladies, ma la sua visibilità pubblica proseguirà ancora per molto tempo sotto altre vesti.

Distribuito tramite la United Artists The Garden of Eden fu l’unico film che l’attrice produsse con la Corinne Griffith Productions, la società indipendente da lei fondata con il marito, il produttore teatrale indipendente Walter Morosco, prima di tornare alla First National. Le fonti storiografiche (Hedda Hopper, New York Times 1928) riportano che l’attrice scelse personalmente di girare il film ingaggiando Lewis Milestone alla regia, dopo aver visto una produzione tedesca dell'opera originale, l’omonima pièce teatrale di Rudolf Bernauer e Rudolf Osterreicher.

Come rivelato in una biografia inedita di Griffith, conservata negli archivi di Corinne Griffith presso la Cinema and Television Library dell'Università della California del Sud, il suo successo come attrice, produttrice e scrittrice e la sua favolosa ricchezza accumulata la portò a essere molto potente a Hollywood tanto da essere la prima donna a parlare al National Realty Board all'inizio degli anni Cinquanta.

Di tutte le personalità femminili del cinema muto Corinne Griffith è stata probabilmente la più abile nella reinvenzione e nel successo personale, affermandosi anche come autrice, pittrice e compositrice nonché visionaria imprenditrice.