Archivio

filter_list Filtrakeyboard_arrow_down
label_outline Categorie
insert_invitation Anno
whatshot Argomenti
person Autore
remove_red_eye Visualizza come:
list Lista
view_module Anteprima

“Lo strano amore di Marta Ivers” e il regno dell’ambiguità

Barbara Stanwyck, Van Heflin, Lizabeth Scott e Kirk Douglas: a partire dal cast che Lewis Milestone dirige su uno script di Robert Rossen si potrebbe dire che Lo strano amore di Marta Ivers (1946) sia una mappa divistica del noir. I quattro interpreti principali, i primi due già affermati al tempo, esordienti Scott e Douglas, incarneranno nel corso delle loro carriere tutte le sfumature del genere: da femme fatale a vittime per cui il terrore corre sul filo, da uomini legati alle catene della colpa o ad atti di violenza del loro passato a detective giusti per cui avere pietà nonostante i metodi sbrigativi.

“Arco di trionfo” tra noir e romance

Il talento perfezionista di Lewis Milestone si mette al servizio di una storia perfettamente inserita nel cinema classico hollywoodiano, che riecheggia con tanti elementi un classico senza fine come Casablanca. I due film propongono anche una simile ibridazione dei generi, mescolando tra loro il romance, il period movie e il noir. Ma quello che interessa primariamente a Milestone sono l’incontro e la storia d’amore di due sradicati, due espulsi dalla propria terra natia e dal mondo.

“The Garden of Eden” tra Milestone, Menzies e il tocco lubitschiano

La centralità del set nella messa in scena spinse lo storico William K. Everson a proclamare lo scenografo William Cameron Menzies vero “autore” del film. Dove risiede, allora, l’autorialità di Milestone? La futilità di alcune peripezie per il solo piacere della gag sembra lontana dal rigore essenziale del tocco lubitschiano. Milestone pare rapito dalle rapide scorribande attraverso questo sconfinato set, quasi anticipando le interminabili rincorse dei soldati di All’ovest niente di nuovo: lì punteggiate dagli scoppi delle bombe, qui dalle esplosioni delle gag.

Corinne Griffith nei giardini dell’Eden

Dotata di grande bellezza e di un innato talento attoriale, Griffith riesce a passare dal registro drammatico a quello comico con una incredibile padronanza del ruolo, rivelando in questo come in altri film coevi (The Common Law del 1923, Classified del 1925), la centralità e la complessità della donna nuova nella società consumistica post-vittoriana. Come evidenziato da Tom Slater, il personaggio di Toni Le Brun abita il mondo aspettandosi di essere trattata correttamente, ma presto scoprirà che dovrà imparare a difendersi dagli uomini. 

“Lo strano amore di Martha Ivers” al Cinema Ritrovato 2020

Lo sguardo vitreo e l’espressione del volto incorruttibile e dura della giovane Martha Ivers alla vista del cadavere della zia assassinata sono già una dichiarazione d’intenti. Nessun dubbio. Nessuna esitazione. Nessun bisogno di redenzione. C’è voluto pochissimo: uccidere la donna e causa del suo malessere “è stato come respirare”, per citare il personaggio di Henry Fonda in Furore di John Ford. Alla regia di Lo strano amore di Martha Ivers c’è invece Lewis Milestone il cui film – oltre che a reggersi sulle splendide interpretazioni di Barbara Stanwyck e un Kirk Douglas alle primissime armi – parla del bisogno di allontanarsi dal proprio passato rimuovendone le macchie e dell’inevitabile senso di colpa che ne consegue. 

L’ultima marcia: “All’ovest niente di nuovo”

All’ovest niente di nuovo, film di Lewis Milestone, è tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale, dal quale riprende l’incisiva introduzione in cui si leggono la volontà e “il tentativo di raffigurare una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra”; non è un’accusa né una confessione, spiegano entrambi, ma una doverosa riflessione postuma (il libro uscì nel 1929) depurata da ogni facile retorica.