Nel 1921 con tutto l’impeto iconoclasta dell’avanguardia post-rivoluzionaria russa tre giovani artisti Grigori Kozintsev, sedicenne, Leonid Trauberg, diciannovenne, e Georgy Kryzhitsky, ventenne, presentarono il loro "Manifesto del Teatro Eccentrico", inserendosi in un contesto ricco di stimoli sperimentali e di azzardi formalistici che auspicava all'educazione del proletariato, in gran parte analfabeta.

Con questo spirito nacque la FEKS, la Fabbrica dell'Attore Eccentrico che si cimentò nella produzione di ben otto film con la regia di Kozintsev e Trauberg, entrando così a far parte del più fecondo periodo della storia del cinema sovietico.  L’obiettivo della FEKS era un “Arte senza la maiuscola, senza piedistallo e senza foglia di fico" che si liberasse dalle tradizioni, elevando circhi, luna park, varietà e slapstick al livello di arti performative.

Sinel’ (1926), l’adattamento visivamente audace e artisticamente coraggioso di due racconti di Nikolaj Gogol', è uno dei capolavori del cinema muto sovietico nonché secondo lungometraggio di FEKS, che riuscì a trasformare l'intuizione psicologica del grande maestro in una performance stilizzata strabordante di poesia e tenerezza.

Nella San Pietroburgo zarista Akakij Akakievic Baschmackin (Aleksei Kapler), un piccolo impiegato, sogna un cappotto nuovo mentre conduce, giorno dopo giorno, una vita insignificante, circondato da carte polverose e dall’ umanità meschina che popola l’assurdo mastodonte burocratico russo. Passano gli anni e il mondo del solitario impiegato rimane confinato ai suoi doveri burocratici, finché un giorno decide di investire tutti i suoi risparmi nel suo sogno, il magnifico cappotto nuovo, confezionato dall'abile sarto Petrovich. Per Bashmachkin il capo diventa un simbolo di dignità e autostima, trasformando il suo atteggiamento e sollevandolo, seppur brevemente, dall'anonimato.

Questa gioia fugace, tuttavia, viene crudelmente interrotta quando dei ladri gi rubano il cappotto: privato del suo bene più prezioso e della sua dignità, il suo spirito crolla: morirà in silenzio, poco dopo senza che nessuno lo pianga, la sua vita un crudo riflesso della futilità e dell'abbandono che ne hanno caratterizzato il suo passaggio terreno.

L’immensa poesia e lo scavo psicologico di Gogol' vengono tradotti visivamente dal direttore della fotografia Andrei Moskvin con le posture innaturali del protagonista, le espressioni facciali marcate, attingendo a piene mani dagli stilemi dell’espressionismo tedesco per affrescare tutte le miserie di una povera esistenza e la vanità della ricchezza.

Rendendo omaggio al montaggio rapido e alle composizioni oblique del venerato Ejsenstein, i registi Kosintsev e Trauberg ritraggono uomini caricatura, rimpiccioliti dall'architettura che emergono in primo piano da profonde inquadrature diagonali lungo i canali della città ghiacciata o si stagliano sullo sfondo come silhouette e ombre allungate.

Come altri esperimenti cinematografici delle avanguardie sovietiche, purtroppo Sinel’ non entusiasmò il pubblico proletario a cui era diretto, che preferiva piuttosto pellicole più leggere e di più semplice fruizione come la visione di Robin Hood interpretato da Douglas Fairbanks. Ben presto la crescente censura di stato e le accuse di formalismo avrebbero decretato la fine di ogni spensieratezza e libertà creativa e il fallimento definitivo del capolavoro di Kosintsev e Trauberg.

La FEKS realizzò altri due film muti prima che il Partito codificasse l'estetica sotto l'unica etichetta del realismo sociale e gettasse le basi per punire i trasgressori: SVD (Unione di una Grande Causa, 1927), sulla Rivolta dei Decabristi del 1825, fu il suo penultimo contributo tramite la celebrazione cinematografica del decimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, prima di uscire definitivamente di scena.