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“Spider-Man: Brand New Day” – Un ragno newyorkese tra origini e rassicurazione
Da quant’è che un cinecomic prodotto da Feige non prova a riscrivere le regole, almeno un po’? E perché dovrebbe farlo? Spider-Man: Brand New Day non ne ha bisogno. È un film su un personaggio popolare, amatissimo, intramontabile. C’è Tom Holland, c’è Zendaya. C’è l’azione, c’è lo struggimento interiore, c’è la romance. C’è una storia che è credibile e immediata per chi padroneggia il linguaggio Marvel. C’è la tela che tiene insieme gli altri film del franchising, le serie, le miniserie, gli special Disney+. Cosa si può volere di più?
“Il castello di vetro” e la costruzione emotiva della famiglia
un’opera di impianto classico, trainata da una sceneggiatura ricca di sfumature emotive e da ottime interpretazioni (Brie Larson, Woody Harrelson, Naomi Watts, ma anche un manipolo di giovani e giovanissimi attori fra i quali spicca Ella Anderson, nel ruolo di Jeannette a 11 anni). Forse tende a creare aspettative sulla redenzione di un’eroina di molte qualità dal suo fosco passato. Cosa in effetti avviene, ma con modalità che scartano tanto dagli standard attesi da generare in alcuni un senso di frustrazione, in altri un sentimento di compassione.