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“Back to Black” tra biografia ed ecologia dello sguardo

Supportata dall’ ottima fotografia di Polly Morgan, Sam Taylor-Johnson pone l’enfasi sulla moda e l’amore della cantante per lo stile pin-up, realizzando la ricostruzione filologicamente impeccabile di sequenze di concerti e reinterpretando in chiave narrativa alcuni videoclip dell’artista. In questo la regista sfodera tutto il background che la rese celebre negli anni ‘90 come video-artist e fotografa col gruppo degli Young British Artist, che risollevarono le sorti dell’arte contemporanea inglese portando alla ribalta un gruppo di studenti del glorioso Goldsmith College.

Riabilitare Amy: che cos’è un documentario biografico?

Perché vedere il documentario di una star morta? Se le attese spettatoriali devono ritenersi soddisfatte dal gossip rivelato da un biopic – che riporta aspetti inediti della vita artistica e psicologica del personaggio che racconta – l’analisi formale del critico cinematografico deve osservarne la struttura cercando di prendere le distanze dalla logica emotiva del fan.  Paradossalmente, il filone del biopic musicale che mette a tema la vita dissoluta di una star sembra non volere (o non potere) sminuire il personaggio con informazioni su comportamenti dissoluti, ma anzi rafforzare l’aura mitica dell’artista geniale e maledetto quasi come uno specifico del genere. Insomma, ciò che non ha fatto Amy in vita lo fa lo spettatore all’uscita dal cinema: la rievocazione del mito attraverso i discorsi sul film, non è probabilmente anch’essa una forma di riabilitazione?