Archivio
“Aida” tra kolossal e fotoromanzo
Aida è piuttosto un incrocio tra l’ambizione di un kolossal internazionale e l’espansione dell’universo dei fotoromanzi. Negli anni in cui la rivoluzione tecnologica del colore stimola la produzione di film che possano far rientrare quanto più possibile l’ingente investimento (d’altronde chi fu il primo a battezzare l’esperimento del colore se non Totò?), il ricorso all’opera lirica, eccellenza del nostro patrimonio culturale, avviene anche per capitalizzare una comfort zone, tale è la presa del genere non solo in Italia. E così, mentre Carmine Gallone si reinventa specialista del settore tra Cavalleria rusticana e Madama Butterfly, uscendo dalla rigidità del film-opera con esperienze più ariose come Casa Ricordi, Fracassi gioca la carta di Aida.
“Aida” di Clemente Fracassi come film-(p)opera
Aida di Clemente Fracassi è un esempio calzante di rimediazione cinematografica, che voleva avvicinare la cultura “alta” senza rinunciare alla propria natura popolare. Le scenografie e i costumi volutamente kitsch, oltre alla scelta di Sophia Loren e Lois Maxwell nei ruoli principali di Aida e Amneris (doppiate rispettivamente dal soprano Renata Tebaldi e dal mezzo-soprano Ebe Stignani) sono scelte che evidentemente strizzano l’occhio al filone dei peplum in voga in quegli anni tra America e Italia, riuscendo comunque a rendere la complessità della lirica verdiana a un pubblico ampio e non eccessivamente acculturato.