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“Diabolik” scanzonato e barocco
Il più noto personaggio nato dalla penna delle sorelle Giussani, Diabolik, ha avuto un’influenza talmente ampia e immediata da generare un intero fenomeno editoriale: il fumetto nero all’italiana, da cui il cinema attinse prontamente. È stata l’impressionante realizzazione tecnica a rendere Diabolik un cult. Fra colori acidi e riprese psichedeliche, costumi e arredi ultrapop, l’impatto visivo della pellicola è spiazzante dalla prima all’ultima inquadratura e non ha nulla da invidiare a opere lisergiche di tutt’altro budget, come Tommy.
“La maschera del demonio” e la concretezza dell’orrore
L’eccezionalità di La maschera del demonio non è dovuta all’originalità narrativa, piuttosto all’incredibile perizia tecnica di Bava, curatore anche degli effetti speciali, e dalla conseguente concretezza materiale della sua messinscena. Realizzato con mezzi esigui, La maschera del demonio è infatti una lezione imprescindibile di ottimizzazione del budget: basti pensare che l’intera cripta presente nel film è una stanza di circa nove metri quadrati e che tutte le scenografie sono cartapesta mascherata da macchine per il fumo.
Intervista a Nicolas Winding Refn
Fresco reduce dall’uscita di Too Old to Die Young, un ambizioso film in dieci episodi distribuito da Amazon Video (guai a chiamarla serie), il cineasta danese Nicolas Winding Refn arriva al Cinema Ritrovato in duplice veste: quella di regista e di restauratore. Dopo la presentazione “sotto le stelle del cinema” della sua copia personale in 35mm di Drive, ha indossato i panni di divulgatore, facendo conoscere al pubblico un film perduto del 1967, Spring Nights, Summer Nights, introducendo El Topo del suo carissimo amico Alejandro Jodorowsky e illustrando il lavoro dietro byNWR, la sua nuovissima piattaforma streaming, dedita a preservare il passato dialogando senza remore né preconcetti con il futuro.