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Locarno 2026 – “Paper Tiger” e l’impossibilità della ricchezza senza lacrime
Paper Tiger, ultimo film di James Gray, si offre come una tragedia contemporanea, in cui le vite dei personaggi, come spesso capita nel cinema del regista, sono travolte da coincidenze, da fortuiti incontri sbagliati, da rapporti personali che si mischiano con il denaro nel tentativo di migliorare la propria posizione economica e sociale, anche per non deludere le aspettative del circolo degli affetti famigliari. Come ci insegna il noir, genere a cui possiamo ascrivere Paper Tiger, il capitalismo americano è sempre in qualche modo legato alla criminalità, andando a costruire due fenomeni che si nutrono vicendevolmente.
“Armageddon Time” famigliare e politico
Gli anni Ottanta che Gray mette in scena non hanno niente delle colorate e nostalgiche ricostruzioni pop che popolano tanti piccoli e grandi schermi degli ultimi anni: i sobborghi della Grande Mela dove si muove il protagonista sono spenti, le case anguste, le scuole pubbliche fatiscenti e abbandonate dai finanziamenti statali, le metro una replica meno metafisica e assai più concreta di quelle dei Guerrieri della notte. Ovunque si avverte una tensione sociale e razziale figlia di quegli anni difficili (seppur cotonati e avvolti dalla disco music) a un passo dall’elezione a presidente di Ronald Reagan, che non avrebbe certo migliorato le cose.
“Ad Astra” di James Gray a Venezia 2019
James Gray torna nuovamente a dirigere e sceneggiare due dei suoi temi cardine: il rapporto padre-figlio e la solitudine dell’individuo. Il protagonista deve convivere con un senso di solitudine che lo attanaglia, ma rifiuta comunque di prendere gli stabilizzatori dell’umore e la macchina rilevatrice dei parametri di salute non capisce che il suo paziente non è nelle condizioni giuste per compiere la missione. La solitudine è centrale sia nei lunghi monologhi in voice over, sia nei primi piani che evidenziano la chiusura in se stesso del personaggio. Gray tratta quindi entrambe le tematiche che lo hanno reso noto dai tempi di Little Odessa (1994) e I padroni della notte (2007) con meno aggressività, come se il suo sguardo si fosse perso nella cura di altri aspetti scrutando lo spazio insieme al suo personaggio.