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“Il testamento di Ann Lee” tra maternità e ribellione radicale
Con Il testamento di Ann Lee Fastvold ritorna sui temi della repressione sessuale e della maternità, già esplorati nel suo precedente The World to Come attraverso la storia d’amore tra due donne americane, Abigail e Tally, nell’Ottocento. Nonostante la storia raccontata dai due lungometraggi sia radicalmente opposta – la scoperta del desiderio in una relazione lesbica contrapposta alla completa negazione della sessualità per fanatismo religioso – diversi fili rossi suggeriscono infatti una continuità tra le due opere della regista.
“The World to Come” a Venezia 2020
The World to Come di Mona Fastvold esordisce con una solenne voce fuori campo volta a descrivere i tormenti di una donna che vive con il marito in una fattoria nel Nordest degli Stati Uniti di fine Ottocento. Fin da queste primissime battute appare chiara la discrepanza tra il candido ma apatico lirismo della narrazione verbale ed il rustico calore della vivissima messa in scena. Le parole della protagonista Abigail (Katherine Waterston) scandiscono il passare delle stagioni e l’evolversi della sua condizione personale, dalla dolorosa monotonia iniziale alla dolce rifioritura favorita dall’affettuoso rapporto instaurato con la nuova arrivata Tally (Vanessa Kirby alla sua seconda notevole apparizione in questo festival), anch’essa insoddisfatta moglie di un austero fattore a cui non riesce a dare un erede.