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“Romerìa” alla gentile deriva

Vi è, nel cinema di Carla Simón, uno sguardo gentile che sembra accogliere ogni immagine, benefica o cattiva, distante o prossima, ricca o povera. Romerìa, il suo progetto a oggi più ambizioso e concepito come chiusura di una trilogia semi-autobiografica sull’infanzia, si apre con un paesaggio fuori fuoco: Marina torna sui luoghi dei suoi genitori naturali, a malapena conosciuti e scomparsi da un decennio. Lungo quelle rive di Vigo, armata della sua piccola videocamera, la ragazza allena lo sguardo a orientarsi nel presente come nel passato.

“Alcarràs” omelia contadina

Carla Simón, lei stessa di famiglia contadina, sembra guardare alla delicatezza dei racconti familiari di Kore’eda e alla “morale” contadina di Alice Rohrwacher, per un’opera che ha tutto dell’autobiografico, ma nulla di particolarmente politico e militante. Pur decidendo di trattare le problematiche del volto rurale catalano, Alcarràs sorvola su altre questioni specifiche (come, per esempio, quella del conflitto tra campi e pannelli solari, questi ultimi tendenzialmente narrati come punto cardine di un progresso sostenibile), affidandosi a un approccio lontano dal progettuale, ma anche lontano dal magico. Per un film asciutto, nel bene o nel male, che fa dello sguardo al quotidiano il suo punto di forza.