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“Tinimbang ka ngunit kulang” e il degrado dell’umano secondo Lino Brocka

L’urlo, la mano che lo soffoca, l’ancestrale tripudio di percussioni, la vita soppressa, l’esistenza torturata, infine il dettaglio scabroso, traumatico, il feto morto, ma anche il simbolo religioso dietro cui proteggere il proprio senso di colpa. Tutta la degradazione dell’umano, della sua sacralità, è resa con la più impudica efferatezza in una pellicola che, almeno nel primo rullo, appare essa stessa degradata, ipersatura di contrasti e sensazioni, percorsa da una luce bianchissima che acceca la ragione di Kuala.

“Bona” e il cinema urlato di Lino Brocka

Tra oltranze e oltraggi, abusi e abiure, il cinema di Lino Brocka urla ancora. Nei colori aspri e nei richiami notturni di Bona gli slum di Manila diventano le quinte perfette per mettere in scena un melodramma originalissimo. La grandezza del cinema di Brocka sta nell’aver compreso la vitalità senza via d’uscita di un intero paese (prima, durante e dopo le leggi marziali di Marcos), e nell’averla trasmessa ai suoi personaggi.