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“Mickey 17” speciale III – Da pindarico a ordinario
Mickey, tratto dal romanzo Mickey 7 di Edward Ashton e interpretato da Robert Pattinson, è condannato dal suo morire continuamente a soffrire senza poter morire mai, e trattato dagli altri come se la sua vita non avesse nessun peso, perché non lo ha la sua morte. In lui Bong trova il perfetto exemplum per stigmatizzare fenomeni che chiaramente gli stanno molto a cuore, come l’iniquità sociale e le storture del capitalismo, dal fronte orientale a quello occidentale.
“Mickey 17” speciale II – Il cinema multiplo
Nonostante Bong abbia confermato di aver avuto il final cut, smentendo in parte le voci che parlavano di scontri con la Warner, i rinvii legati agli scioperi hollywoodiani e le reazioni critiche tiepide hanno comunque gettato un’ombra su quello che doveva essere il suo grande ritorno dopo il trionfo di Parasite; un’aria di fallimento cui oggi si somma quello politico delle ultime elezioni Usa, rispetto a cui Mickey 17 si mostra insieme profetico e tragicamente sconfitto dalla storia.
“Mickey 17” speciale I – Il parossismo della disuguaglianza
Ritorna il tema della diseguaglianza sociale, qui portato al parossismo, così come l’ambientazione si-fi innevata, il simbolismo legato al cibo, la mutilazione fisica. Non mancano momenti di tensione e di crudele ironia, ma il mood complessivo dell’opera disinnesca a priori qualsiasi aspettativa di tragicità e la trama scorre senza intoppi né lungaggini, passando attraverso scenografie di tutto rispetto verso un finale pulito, soddisfacente e insipido.