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Speciale “Disclosure Day” – Lo sguardo religioso
Un plot politico, legato anch’esso a un cinema d’antan e ad alcuni punti narrativi a Ready Player One, ma rispetto ai film precedenti l’orizzonte religioso è qui maggiormente presente. Margareth e Daniel posseggono, come già scritto, lo shining, acquisito da bambini benché ancora non consci di cosa stesse accadendo. Gli alieni per comunicare con loro assumono le sembianze di animali (archetipi visivi desunti dalle fiabe), perché rappresentano figure terrene pacifiche. Tutti e due ricevono la chiamata da un cardellino, simbolo cristologico del sacrificio, per trasmettere il messaggio ai loro simili.
Speciale “Disclosure Day” – Vedere per credere
Grande film d’inseguimento on the road come Duel e Sugerland Express, messianico come E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo, Disclosure Day si dimostra il più politico dei film di Spielberg, quello dove il presente ci colpisce in pieno, ci scuote dal torpore che la violenza reale ha creato in noi, ridando alle immagini il loro giusto valore: è così che le torture e i corpi martoriati degli alieni si sovrappongono agli orrori che vediamo tutti i giorni arrivare da ogni parte del mondo; è così che la rivelazione di una verità immaginata ci fa riscoprire l’importanza della vera verità.
Speciale “Disclosure Day” – La verità è già dentro di noi?
Cambia – anche rispetto a una tradizione cinematografica propria del genere – l’atteggiamento dell’umanità (o almeno della maggior parte di essa) verso gli alieni, che non è più di aggressività o di caccia, ma di prudenza, cura, protezione reciproca. Segno, questo, dell’inguaribile ottimismo del regista di Cincinnati, a cui approda anche la riflessione sull’ontologia dell’immagine, sulla quale Disclosure Day è in fondo un saggio.