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Una donna spezzata tra Cléo e Nana

Sincerità e trasparenza di sguardo sono caratteristiche che contraddistinguono la Nouvelle Vague e specialmente cinema di Agnès Varda, da Clèo dalle 5 alle 7 alla disinibita Sandrine Bonnaire in Senza tetto né legge, fino alla sua ultima dichiarazione d’amore al cinema e alla vita che diventano un tutt’uno. Visages, villages, un’opera la cui ragion d’essere sta nel potere di un’immaginazione che spazia nel passato, presente e futuro, da Godard o dal ritratto dell’amico Guy ai piedini di Agnes incollati sul treno e destinati a raggiungere chissà quale village remoto, facendo sì che la fantasia vada dove la corporeità non può spingersi.

“Nouvelle Vague” assalto al “cinema di papà”

Guillaume Marbeck interpreta un Godard affabulatore, che si intrufola nei set di Jean-Pierre Melville e Robert Bresson per rubacchiarne l’inventiva. Con il suo fare laconico tradisce il cinema classico tanto amato dalla cinefilia punk dei Cahiers, frammentandolo, decomponendolo, destrutturandolo, per reinventarne la grammatica. Ogni regola, convenzione, artificio, tabù, viene infranto per inseguire la pura realtà dell’immagine. Tra camera a mano, tempi morti, dialoghi improvvisati, niente trucco, luci, suono, sguardi in macchina, il ventottenne Godard mette in crisi il cinema.

Italia/Francia, à bout de souffle. Racconti da France Odéon 2017

Firenze, ottobre 2017 – Ri-nasce la Nouvelle Vague. In pochi forse ricorderanno France Cinéma, la più lunga e importante manifestazione cinematografica italiana, dedicata al cinema francese tenutasi a Firenze per ventitré lunghi anni. L’eredità è passata a France Odéon Festival del Cinema francese che in questi giorni ha regalato anteprime mondiali, incontri di educazione all’immagine in movimento, nonché una nuova possibilità per i festival di cinema di aprirsi in dialogo con il pubblico più lontano.