Lorenza Govoni
“Frankenstein Junior” tra ironia e cinefilia
“Alive! It’s alive! It’s alive” (Vivo! È vivo! È vivo!). Rivedere la versione restaurata di Frankenstein Junior di Mel Brooks del 1974 sul grande schermo convince sempre più – caso mai lo si fosse dimenticato – che questo film è sempre vivo, un po’ come il suo immortale protagonista. Dopo più di 50 anni dalla sua prima uscita, stupisce non poco vedere come i meccanismi narrativi, le battute, i tempi, le musiche, la fotografia, gli attori, funzionino ancora alla perfezione.
“Non c’è tempo per l’amore” e l’obiettivo sui poli opposti
Cresciuto come costumista, Leisen ha un occhio incredibile per la bellezza e nei suoi film ribalta spesso i ruoli di genere dell’epoca: in Non c’è tempo per l’amore fa di MacMurray un vero e proprio sex symbol, vestendolo e svestendolo in modo impeccabile, valorizzandone il fascino mascolino e mettendolo al centro dell’obiettivo come un vero oggetto del desiderio. Alla riuscita del film contribuisce in larga misura anche la sceneggiatura di Claude Binyon: i dialoghi acuti e brillanti ci restituiscono una Katherine sicura di sé che considera l’uomo come uno sciocco “scimmione” e Jim un uomo disincantato che si prende gioco della ragazza snob.