Erotikon (1929) è il terzo lungometraggio e ultimo film muto di Gustav Machaty, la storia delle conseguenze di un incontro tra un affascinante sconosciuto bloccato da un temporale nella stazione ferroviaria di una piccola città, e la figlia del capostazione, una ragazza di campagna che dopo essere stata sedotta rimane incinta ed è emarginata dal suo villaggio.

Nato a Praga nel 1901, Machaty andò a Hollywood in giovane età dove secondo le fonti storiografiche fece l'apprendista sotto la guida di D.W. Griffith e di Erich von Stroheim per fare poi ritorno in patria e iniziare la propria carriera di regista.

Con una trama del genere, Erotikon avrebbe potuto cedere agli stilemi del melodramma intriso di sentimentalismo stucchevole in salsa hollywoodiana, invece Machaty ha il merito di dirigerlo con grande sobrietà e un tocco audace e moderno. La rappresentazione della notte d’amore tra Andrea e George, dove la ragazza cade nelle grinfie e si arrende al suo amante, scoprendo una inaspettata felicità sessuale, è universalmente divenuta una scena iconica nella storia del cinema muto.

Ricordando quasi  F.W. Murnau per l'enfasi sui volti e l'uso espressionistico della macchina da presa, il regista ceco riesce a cogliere immagini che traboccano di una tensione sessuale particolarmente suggestiva e hanno il merito di mostrare il piacere e la sensualità femminile, cosa del tutto inusuale e inaudita per l'epoca. Come non ricordare infatti che, ad esempio, le donne nei film di D.W. Griffith e Charlie Chaplin erano caste e pure e quando erano oggetto degli appetiti maschili non era loro concesso di essere creature sessualmente autonome?

Il regista Machaty, insieme al direttore della fotografia Václav Vích e allo scenografo d'avanguardia Alexander Hackenschmied, riescono a creare nel complesso una visione di grande impatto visivo, catturando immagini di una bellezza sorprendente sia nelle riprese in studio che in esterno. Nei primi piani drammatici in cui vengono spesso ripresi gli attori, il regista registra con grande efficacia le sfumature degli stati d'animo, che si tratti di sospetto, rabbia o desiderio anche solo con la minima espressione o gesto e senza indulgere mai in un una drammaticità ridondante. Le riprese alla stazione restituiscono una pellicola volutamente granulosa, quasi sovraesposta, che ricorda la tecnica della fotografia solarizzata sviluppata da Man Ray nello stesso periodo. 

La scelta della protagonista, Ita Rina, la prima star della cinematografia slovena fu particolarmente riuscita. Nata a Divaccia, un villaggio vicino a Trieste allora parte dell’impero austro-ungarico, si trasferì con la famiglia a Lubiana, ed essendo appassionata di teatro e di cinema giunse a Berlino dove ottenne alcune piccole parti prima di incontrare Machaty che di fatto la rese celebre. Al contrario di Hedy Lamarr, la protagonista del successivo film Estasi (1932) in cui il regista perfeziona il tema dell’erotismo, l’attrice Ita Rina rinunciò alla carriera hollywoodiana e nel 1940 chiuse di fatto con il cinema.