“Una vecchia signora dall’alito cattivo”, diceva Vittorio Gassman (in un cupo film di Dino Risi) a proposito di Venezia. Non potrebbe esserci immagine più lontana dai vicoli romantici della Venezia da cartolina in technicolor - tanto rumorosa e caotica, quanto poetica - attraverso cui David Lean pedina un’inedita Katharine Hepburn. Jane, una donna americana di mezza età, parte per la laguna, con i suoi risparmi, alla ricerca di un miracolo, di un evento misterioso che possa ridarle vita.
Dal modo in cui osserva le coppie camminare felici per la città, si intuisce che quello che desidera la donna non è altro che un incontro d’amore. L’Italia, da sempre guardata dall’America (e non solo) come il paese dell’eros, del buon cibo, della “dolce vita”, è il setting perfetto per mettere in scena questo melodramma dalle tinte comiche.
Solo un grande maestro del cinema come David Lean poteva incontrare un corpo attoriale iconico come quello della Hepburn (una delle dive più irriverenti e all’avanguardia della Hollywood classica) e decostruirne la forte personalità. L’esuberanza, l’arguzia e l’umorismo, che da sempre la contraddistinguono, vengono messe in discussione per svelare una fragilità commovente.
L’imbarazzo e i movimenti impacciati del corpo tradiscono emozioni incontrollabili, un desiderio nascosto, colto dall’occhio attento di Renato (Rossano Brazzi), l’affasciante italiano che potrebbe incarnare quel miracolo tanto atteso. La solitudine di questa donna, ormai convinta di aver perso attrattiva, la porta a sognare e romanticizzare un incontro che, una volta divenuto reale, sarà causa di ansie, insicurezze e paure.
Tra inciampi, brutte figure, fino a cadute rocambolesche nei canali, Lean riesce a mescolare i registri, colorando il dramma d’amore di quell’imbarazzo tenero e divertente che gli innamorati conosce bene. “Eat the ravioli”, dice Renato a Jane (imperterrita nel negare l’evidenza), in una scena esilarante in cui, attraverso una metafora culinaria, cerca di aprire gli occhi alla turista americana sulla verità del proprio desiderio. Renato rappresenta una fame, una tentazione proibita, una trasgressione che Jane forse non si è mai concessa, e che copre sotto una maschera di indipendenza e ironia.
Lo scontro tra la cultura italiana e americana, seppur colmo di stereotipi, è volutamente portato all’esasperazione, per mettere a confronto un certo tipo di libertà con un conservatorismo paralizzante. David Lean, da grande cineasta, utilizza il luogo non tanto con intenti realistici, ma come paesaggio emotivo. L’Italia - Venezia in particolare - diventa lo scenario in cui è possibile vivere le proprie passioni, a condizione che ci sia il coraggio per farlo.
“We saw each other. We liked each other. This is so nice”, dice genuinamente Renato, non capendo la reticenza della donna a vivere con naturalezza l’incontro erotico. David Lean costruisce un melodramma in cui la separazione della coppia di protagonisti non è causata da grandi ostacoli e impedimenti, ma dalla paura del proprio stesso desiderio. Jane, infine, pur di non perdere l’amore tanto sognato, sceglie di non viverlo affatto, ingabbiandolo in un ricordo istantaneo, come le numerose fotografie scattate per la città.
La diffidenza prende il sopravvento e la paura delle conseguenze dell’amore la spinge a fuggire, come se non potesse farne a meno, trascinata dalla corrente come la gardenia bianca nel canale.