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“Rocketman” vs “Bohemian Rhapsody” e il personaggio ready-made

Rocketman fa un’operazione molto interessante e forse poco capita dato il riscontro al botteghino inferiore rispetto alle previsioni. Sì, perché a contrario di Bohemian Rhapsody, di cui è uscita anche la versione karaoke – ma dopo il successo planetario – questo film è in effetti proprio un musical, che nasce musical. Prende l’idea di Across the Universe (e la sua trama risibile) sostituendo il plot con la vita di Elton John, giocata in maniera molto meno fastidiosa del film sui Queen. Nessun aspetto della vita “dissoluta” di Elton è negato, gli avvenimenti non accurati scorretti sono meno invasivi e il finale non è un dato storico strumentalizzato per far piangere lo spettatore stravolgendo la storia, cosa che, come avevo scritto altrove, trovo piuttosto di pessimo gusto nella biopic dei Queen.

Chiedi chi era Amadeus

Qual è il vero argomento di Amadeus che Truffaut, in barba alla morte imminente, desiderava tanto vedere al cinema? Di gloria, di arte ma soprattutto d’ingiustizia. L’ingiustizia perpetuata da Dio, da quell’entità trascendente che fa sì che i risultati, per cui tu persona seria hai pregato e lavorato sudando sette camicie, il tuo collega (amorale, odioso, spendaccione, poco cresciuto e “farfallone amoroso”) li ottenga senza sforzo. “Davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali” dice Padre Vogler a sei minuti dall’inizio del film: tutto il racconto di Salieri è volto a smentire questa frase. “Amadeus” significa “Amato da Dio” ed è questo amore incondizionato, questa assenza di meritocrazia divina che Salieri invidia. Infondo, Mozart era figlio d’arte, perciò avvantaggiato. Quanti artisti, seppur di talento, hanno avuto la strada spianata dal proprio cognome, anche se questa eredità talvolta può risultare pesante?